Il calcio italiano è a un bivio storico, tra il fallimento della Nazionale, le dimissioni ai vertici federali e l’esigenza di riforme strutturali non più rimandabili. A tracciare una lucida analisi del momento ci ha pensato Giovanni Carnevali. Intervenuto sul palco dell’evento Il Foglio a San Siro, il direttore generale e amministratore delegato del Sassuolo ha affrontato a viso aperto i temi più caldi del momento: dal peso politico della Lega di vertice fino alle frizioni con Aurelio De Laurentiis sul format del campionato.
Il nodo FIGC, il peso elettorale e la fuga dei talenti
La crisi scaturita dalla mancata qualificazione ai Mondiali ha innescato un terremoto in Federazione. Secondo il dirigente neroverde, la questione non si limita alla singola figura presidenziale, ma abbraccia un’architettura di sistema ormai obsoleta che penalizza la Serie A e disincentiva gli investimenti sui giovani, come dimostrato dalla recente fuga del talento Reggiani verso la Germania:
“Il problema non è Gravina, penso che abbia svolto un lavoro positivo. Poi è chiaro che, davanti a certi eventi, ti devi dimettere. Però il presidente federale, che sarà Malagò, Abete o un altro, deve affrontare tante situazioni complesse. La Lega di Serie A deve essere un po’ il traino, senza però dimenticare le leghe inferiori e il sistema dei dilettanti: è lì che nascono i futuri campioni. Allo stesso tempo, non possiamo pensare che il peso elettorale dei dilettanti sia superiore a quello della Serie A, è impensabile che sia superiore anche quello dell’assocalciatori. Così è difficile tenere in piedi il sistema, poi si può parlare di tutto, ma il lavoro da fare è ampio e difficile. Non so quanto tempo servirà, ma è necessario un consenso tra le componenti. Noi come Sassuolo proprio l’anno scorso abbiamo avuto un problema con un ragazzo giovane (Luca Reggiani, ndr), fatto crescere dai 7 ai 16 anni, poi è arrivato il Borussia Dortmund e ce l’ha preso con un indennizzo quasi pari a zero. Questo è un danno, perché devo investire sul settore giovanile? È un problema da risolvere, noi società non sappiamo neanche come affrontarlo. C’è tanto da fare”.
La stoccata a De Laurentiis su stadi e piccole piazze
Sul fronte delle infrastrutture, il Sassuolo rappresenta un’eccellenza in un panorama desolante. Carnevali ne approfitta per pungere il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, respingendo fermamente l’idea di un calcio elitario precluso alle realtà provinciali:
“Noi abbiamo la fortuna di avere lo stadio, e anche una proprietà italiana. Non sono molte, poi dipende. Ho letto l’intervista di De Laurentiis, con idee che non condivido assolutamente. Parla di campionato a 16, siamo a 20: calma… Poi dice che non possono giocare in A squadre di piccole città: un sogno non lo puoi negare a nessuno”.
Serie A a 18 squadre? Sì, ma con coerenza
L’apertura a una riduzione delle partecipanti al massimo campionato c’è, ma a patto che la riforma sia organica e non si limiti a un taglio superficiale. Carnevali richiama all’ordine le big, invitandole a una maggiore coerenza nella gestione dei calendari:
“Saremmo anche aperti a un ragionamento, che però non sia limitato alla Serie A ma vada a cascata: si può rivedere tutto. Oggi ci sono problemi, sui rinvii o sulla Nazionale, legati al calendario: noi dobbiamo fare di tutto per mandare i nostri calciatori in nazionale e farli anche riposare. Però non deve neanche far sì che queste società importanti vadano a fare amichevoli all’estero, portando qualche soldo in più, e allora il tempo c’è. Ragioniamo per bene”.
(Foto: sscnapoli.it)





