Ezequiel Lavezzi torna a parlare e lo fa aprendo il suo cuore a trecentosessanta gradi. In una toccante e profonda intervista concessa alle colonne del Corriere della Sera, l’ex idolo indiscusso del San Paolo ripercorre le tappe fondamentali della sua vita: dalle notti magiche vissute all’ombra del Vesuvio fino alla durissima e recente battaglia personale contro i demoni della salute mentale.
La scelta azzurra: un amore viscerale e il “no” all’Atalanta
Il legame con la città campana è stato totalizzante fin dal primo istante. Un sentimento così forte da spingere l’argentino a compiere scelte professionali radicali pur di vestire la maglia che fu di Diego Armando Maradona. Il suo esordio nell’intervista non lascia spazio a dubbi:
“Napoli è il posto che ho più amato”.
Eppure, la sua carriera europea avrebbe potuto prendere una piega decisamente diversa. Prima dell’affondo decisivo di De Laurentiis, un’altra società italiana aveva messo sul piatto l’offerta giusta:
“Il destino e il sottoscritto. La prima a volermi è stata l’Atalanta. Era arrivata anche a offrirmi la cifra che avevo chiesto, ma poi si è presentato il Napoli. Per noi argentini era la città di Maradona. Ho rinunciato ai soldi, ma sentivo di dover scegliere l’azzurro”.
L’impatto con la realtà partenopea è stato un vortice di emozioni travolgenti, un’esperienza totalizzante fuori e dentro il campo:
“Sono stato travolto dall’affetto e dalla passione dei napoletani. Impari a gestire e apprezzare anche situazioni che non hai mai visto prima: 50 tifosi sotto casa tutte le mattine”.
Proprio in quegli anni si è consacrato il mito del “Pocho”, un soprannome dalle origini intime e malinconiche, che ha accompagnato la rinascita internazionale del club:
“Era il nome del mio cane morto: si chiamava Pocholo. Abbiamo portato il Napoli in Champions, al tempo era una follia. È stata una storia d’amore incredibile”.
Un amore talmente profondo da trasformarsi in un patto di fedeltà assoluta, impedendogli di indossare le maglie delle storiche rivali del Nord:
“Mi hanno cercato tutte le big, ma in Italia c’è solo il Napoli per me. Per questo poi ho scelto il Psg”.
La discesa nell’oscurità e la coraggiosa rinascita
Se gli anni sul rettangolo verde sono stati costellati di successi e sorrisi, la vita post-ritiro gli ha presentato un conto salatissimo. Lavezzi non si nasconde e affronta con straordinario coraggio il tema della sua salute mentale, messa a durissima prova alla fine del 2023:
“Ho attraversato un periodo difficile, ma ora sto bene”.
Il racconto del suo sprofondo psicologico è crudo e privo di filtri, utile ad accendere i riflettori su una malattia spesso stigmatizzata:
“Un profondo malessere, ho conosciuto l’oscurità. Mi facevo del male. A me e a chi mi stava vicino. Alternavo depressione a crisi di ansia. Non ero mai lucido, la testa piena di pensieri negativi”.
Il clamore mediatico e le continue speculazioni sul suo stato di salute non lo hanno aiutato, ma è stato l’affetto della famiglia e l’indispensabile aiuto medico a trarlo in salvo da una situazione apparentemente senza via d’uscita:
“Sì, ma erano cose che non potevo controllare. Ero l’unico a sapere davvero cosa stessi attraversando. Avevo toccato il fondo, non riuscivo più a vedermi così. Grazie al sostegno di mia moglie e della mia famiglia mi sono affidato a degli psicologi e ad altri specialisti di una clinica. Il mio percorso non è finito. Do un consiglio a chi soffre così: chiedete aiuto”.
Oggi, guardandosi indietro, l’ex attaccante trae un prezioso e maturo insegnamento dalla sofferenza vissuta:
“Orgoglio per essere riuscito ad accettare e poi ad affrontare le mie fragilità. E anche gratitudine: star così male mi ha cambiato come persona. Sono un uomo più consapevole e maturo. A volte non puoi conoscere la luce senza aver visto il buio”.
(Foto: sscnapoli.it)





