Elezioni FIGC, Abete scende in campo: “Rispondo alla Serie A, pronto a candidarmi”

Abete si candida per la FIGC

La corsa alla presidenza della Federcalcio si infiamma e si arricchisce di nuovi protagonisti. La decisione della Lega Serie A di convergere quasi all’unanimità (18 club su 20) sul profilo di Giovanni Malagò ha innescato l’immediata reazione delle altre componenti del sistema calcistico. A margine della cerimonia di consegna del Premio Bearzot, il presidente della Lega Nazionale Dilettanti, Giancarlo Abete, ha rotto gli indugi, delineando una vera e propria contromossa politica per bilanciare l’iniziativa del massimo campionato.

La discesa in campo della LND

Per arginare l’avanzata della Serie A, Abete ha annunciato l’intenzione di presentarsi al tavolo delle trattative con il medesimo peso politico del suo avversario, chiedendo un mandato esplorativo alla propria base:

“Chiederò al Consiglio direttivo della Lega nazionale dilettanti di investirmi delle stesse titolarità di cui è stato investito il presidente Malagò da parte delle società di Serie A cioè di poter – attraverso una condivisione della candidatura – presentarmi seguendo la logica di discutere prima i contenuti e poi vedere quale è il punto di caduta sui nomi”

La critica al metodo: “I progetti prima delle persone”

Il vero nodo del contendere, secondo il numero uno dei Dilettanti, non riguarda il nome in sé, ma il modus operandi adottato dai club di vertice. Un percorso che, a suo avviso, ha invertito l’ordine delle priorità necessarie per rifondare il movimento:

“Pensavo che sarebbe stato più opportuno un progetto diverso, cioè partire da un incontro tra le componenti, per poi leggere e valutare il documento del presidente Gravina, capire quali tipi di responsabilità avrebbe preso ogni componente in relazione al futuro della Federazione, in modo tale da avere un programma il più possibile condiviso e poi individuare la persona giusta”.

A supporto della propria tesi, Abete ha richiamato i passaggi più allarmanti del dossier lasciato in eredità da Gabriele Gravina, sottolineando l’emergenza legata ai vivai e all’impiego dei giovani talenti:

“Il documento del presidente Gravina spiega che ci sono delle problematiche afferenti ad autonome decisioni all’interno delle singole leghe. Quando lui ricorda che la percentuale di minutaggio in Italia di giocatori selezionabili per le squadre Nazionali in Serie A, rappresenta una situazione completamente diversa a quella del 2006. Quando ricorda che abbiamo il 49esimo posto su 50 relativamente all’utilizzo degli Under 21 nella massima serie rappresenta un dato per cui si interrompe la logica di crescita e di messa alla prova dei giocatori dopo U19 e U20”.

L’appello alle altre componenti

La fuga in avanti dei vertici della Serie A e del suo presidente Lorenzo Casini (assieme all’amministratore delegato De Siervo) ha dunque costretto la LND ad accelerare le proprie procedure interne per non restare isolata:

“Se l’impostazione è questa, noi la seguiremo, ho già convocato gli organi direttivi della LND e darò i via libera per poter dare una disponibilità, in modo tale che quando si va al tavolo ci siano situazioni on cui si manifesta una pluralità di posizioni”.

L’auspicio di Abete è che questa frammentazione iniziale possa spingere anche Assocalciatori, Assoallenatori e Lega Pro a presentare i propri candidati, per poi trovare una sintesi comune. In caso contrario, lo scontro nelle urne diventerà inevitabile:

“Il mio invito è che le componenti tecniche e le altre leghe facciano la stessa cosa, perché abbiamo necessità di avere il contributo di tutte le componenti, quindi ben vengano altre proposte e disponibilità: l’obiettivo è confluire all’interno di un programma condiviso e di un’unica candidatura. In questo caso da parte mia non c’è alcuna volontà di essere il candidato condiviso da tutti. Naturalmente se non avvenisse, chi riterrà si giocherà la sua partita in sede elettorale”.

La chiosa finale è dedicata proprio all’avversario designato dai club di Serie A, riconosciuto come figura di altissimo livello ma inserito all’interno di una partita politica ancora tutta da giocare:

“Parto dal presupposto che sarebbe stato meglio un metodo diverso, è stato comunque individuato un candidato di prestigio come Giovanni Malagò, e noi dobbiamo parlare prima di contenuti e poi di persone, perché non basta una persona a risolvere i problemi del calcio italiano, chiunque esso sia. Diamo un primo segnale, che non sarà una candidatura che rimarrà isolata. Ben vengano le candidature espresse dalle componenti tecniche e altre leghe, questo ci darà possibilità di avere un’attenzione condivisa sui contenuti e uno spettro di possibilità sulla scelta più ampio”.

(Foto: aia-figc.it)