A quasi sei anni dalla tragica e prematura scomparsa del genio del calcio mondiale, la macchina della giustizia argentina torna ad accendere i riflettori sulle cause del decesso. Presso il tribunale di San Isidro, nella provincia di Buenos Aires, ha preso ufficialmente il via oggi, martedì 14 aprile, il nuovo iter processuale volto a fare luce sulle ultime ore di vita di Diego Armando Maradona. Il Pibe de Oro si spense il 25 novembre 2020 durante la degenza domiciliare seguita a un delicato intervento neurochirurgico, e oggi sette membri dello staff sanitario sono chiamati a risponderne davanti alla legge.
Il dolore della famiglia e la dura requisitoria dell’accusa
L’udienza inaugurale ha visto la partecipazione dei legami più stretti del fuoriclasse argentino. Al palazzo di giustizia si sono presentate le figlie Dalma, Giannina e Jana, accompagnate dalle sorelle dell’ex capitano del Napoli (Rita, Ana e Claudia) e dall’ex compagna Verónica Ojeda. Quest’ultima, intercettata prima di varcare la soglia del tribunale, ha ribadito lo stato d’animo dei parenti:
“La famiglia cerca solo giustizia”.
Un concetto poi ribadito con ulteriore fermezza ai cronisti presenti:
“La famiglia cerca solo giustizia e che si concluda una volta per tutte il processo”.
All’interno dell’aula, il dibattimento è entrato subito nel vivo con la requisitoria del pubblico ministero Patricio Ferrari, che non ha usato mezzi termini per descrivere le negligenze dello staff medico incaricato di assistere l’ex calciatore:
“Quella di Maradona è stata una morte annunciata, gli imputati lo hanno abbandonato alla sua sorte condannandolo alla morte”.
Il magistrato, le cui dichiarazioni sono state rilanciate dall’agenzia ANSA, ha poi rincarato la dose delineando un quadro clinico drammatico, totalmente ignorato da chi avrebbe dovuto tutelare la salute del numero dieci:
“Il mondo ha visto com’era il corpo di Diego dopo la morte, non hanno fatto nulla. Diego Maradona ha iniziato a morire 12 ore prima della sua vera morte, se lo avessero portato in una clinica durante quelle ore si sarebbe salvato (…) è stata un’indifferenza letale e criminale”.
Il ritardo giudiziario e i sette imputati
La ripresa del processo arriva dopo un lungo e controverso stop causato da un grave intoppo legale. Il primo dibattimento era stato infatti clamorosamente annullato a causa delle irregolarità attribuite alla giudice Julieta Makintach, accusata di aver partecipato a riprese non autorizzate per una docuserie televisiva incentrata proprio sul caso giudiziario. Dopo un iniziale rinvio a marzo, il tribunale ha ricalendarizzato l’inizio per la giornata odierna.
Sul banco degli imputati siedono i sette professionisti incaricati di assistere Maradona nella sua abitazione. A giudizio figurano il neurochirurgo Leopoldo Luque, la psichiatra Agustina Cosachov, lo psicologo Carlos Díaz, il medico clinico Pedro Di Spagna, l’infermiere Ricardo Almirón, il suo superiore Mariano Perroni e Nancy Forlini, coordinatrice dell’assicurazione sanitaria Swiss Medical. Spetterà ai giudici determinare il loro reale grado di responsabilità in una vicenda che ha segnato profondamente la storia dello sport mondiale.
Foto: BON ISHIKAWA





