È bastato un ko interno contro la Lazio per rimettere in discussione tutto e “tradire” il comandante Antonio Conte, nonostante quello Scudetto ancora cucito sul petto e vinto poco meno di un anno fa. Dov’è finito l’entusiasmo del popolo azzurro?
Certamente la sconfitta con i biancocelesti è stata meritata e si è materializzata nel peggiore dei modi: zero gol segnati, zero tiri in porta in casa (un dato allarmante che non si registrava da oltre 20 anni) e una fortezza, quella dello stadio Maradona, violata dopo 16 mesi di imbattibilità. Tuttavia, a preoccupare buona parte dell’ambiente non è solo il risultato, ma il gioco espresso dalla squadra.
Il fantasma del “bel gioco”: i rimpianti per Sarri e Spalletti
Le recenti prestazioni hanno riacceso una fiamma nostalgica tra i tifosi, portando molti a rimpiangere le gestioni di Maurizio Sarri e Luciano Spalletti. Eppure, la memoria nel calcio rischia spesso di essere selettiva. Il primo, in tre anni di gestione, non ha portato in bacheca alcun trofeo, pur avendo offerto a Napoli un gioco spumeggiante, dominante e riconosciuto in tutta Europa. Due sono stati invece gli anni di Spalletti alla guida degli azzurri, a cui va dato il merito assoluto di aver riportato il terzo Scudetto all’ombra del Vesuvio dopo oltre tre decenni di attesa, incantando anche in Champions League (un cammino europeo che tutt’oggi crea grandi rimpianti).
Da Conte al tifo spaccato: il rifiuto del pragmatismo
Conte o non Conte, ciò che appare palese oggi è la profonda mutazione del tifo azzurro. Si è passati da un supporto incontrastato a una fame atavica di vittorie, ricercata e ottenuta proprio attraverso il pragmatismo del tecnico leccese, per poi arrivare, in tempi record, a rinnegare quello stesso pragmatismo. Torna così la nostalgia per allenatori dediti all’estetica del gioco, ma storicamente più “allergici” ai successi rispetto a chi fa del risultato l’unica religione.
Oggi Antonio Conte si ritrova bistrattato al suo secondo anno, nonostante la vittoria dello Scudetto all’esordio e una qualificazione alla prossima Champions League centrata come unico vero obiettivo stagionale. Resta un terzo anno di contratto che, con ogni probabilità, verrà rispettato. Ad oggi, però, mancano segnali e certezze per un proseguimento del rapporto a lungo termine.
Napoli, un ambiente freddo: vincere non basta più?
All’alba del secondo anno di Conte, ciò che evince è l’immagine di una tifoseria fredda e spaccata. Si tratta di un ambiente nuovo e atipico per la città di Napoli: è svanito il supporto incondizionato, sostituito dalla tentazione di cestinare tutto e ripartire da zero alla ricerca del “bel gioco”.
Tuttavia, c’è una consapevolezza amara: una volta riottenuta l’estetica in campo, la pancia dei tifosi non sarà comunque piena e si tornerà, inevitabilmente, a pretendere trofei. Vincere non passa esclusivamente attraverso lo spettacolo, ma il bel gioco sembra ormai diventato una condizione necessaria per buona parte del tifo azzurro. Con buona pace di Antonio Conte e di allenatori a lui affini per mentalità, da Massimiliano Allegri al plurivincente José Mourinho.
(Foto: sscnapoli.it)





