L’inchiesta che sta scuotendo dalle fondamenta il mondo arbitrale italiano si arricchisce di un nuovo, importante capitolo. Quella che doveva essere una giornata campale per le indagini ha infatti registrato un colpo di scena legato ai suoi protagonisti principali, evidenziando due strategie difensive diametralmente opposte: da una parte il silenzio di Gianluca Rocchi, dall’altra la volontà di chiarire di Andrea Gervasoni.
Il passo indietro di Rocchi
L’ex designatore di Serie A e B, Gianluca Rocchi, ha scelto la via del silenzio. Atteso davanti ai magistrati per fornire la propria versione dei fatti e respingere le pesanti accuse di concorso in frode sportiva, l’ex fischietto ha deciso di non presentarsi, disertando l’incontro con gli inquirenti. Una mossa che fa seguito alla sua recente decisione di autosospendersi ufficialmente dall’incarico, in attesa che la giustizia faccia il suo corso.
Il nodo dell’Arechi e l’assenza a Lissone
Di tutt’altro avviso è invece Andrea Gervasoni. L’ex arbitro e supervisore VAR ha scelto di comparire davanti ai magistrati, ma con un perimetro d’azione ben definito: la sua testimonianza si concentrerà esclusivamente sulle dinamiche della discussa sfida di Serie B tra Salernitana e Modena.
Il match disputato all’Arechi rappresenta uno degli snodi cruciali dell’intera inchiesta. A infittire il mistero e ad alimentare i sospetti degli investigatori è innanzitutto un dettaglio logistico: Gervasoni, che all’epoca dei fatti ricopriva il ruolo di supervisore VAR per la massima serie, non risultava fisicamente presente all’interno della control room di Lissone durante lo svolgimento di quella gara.
Il rigore revocato e le presunte pressioni
Il cuore dell’indagine ruota attorno a un episodio specifico che ha indirizzato le sorti del match. Durante la partita, l’arbitro Antonio Giua aveva inizialmente concesso un calcio di rigore in favore del Modena, sanzionando un presunto fallo di mano del difensore granata Bronn.
L’accusa ipotizza che sia stato proprio Gervasoni a intervenire a distanza, sollecitando l’addetto VAR Luigi Nasca a richiamare il direttore di gara per una on-field review. La revisione al monitor portò al ribaltamento della decisione: le immagini dimostrarono infatti che il pallone aveva impattato la spalla di Bronn, peraltro girato di schiena rispetto all’azione offensiva. Il rigore fu quindi revocato e la Salernitana riuscì a conquistare i tre punti grazie alla rete decisiva siglata da Soriano (1-0).
L’inchiesta resta dunque apertissima e ricca di zone d’ombra. Se le dichiarazioni di Gervasoni potrebbero far luce sul controverso episodio dell’Arechi, resta ora da capire quali saranno le prossime mosse della Procura e la futura posizione di Gianluca Rocchi.
Foto: il MeridianoSport.it





