Corsa alla FIGC, Abete detta la linea: “Priorità al nuovo CT e riforme strutturali. Calcio femminile da rafforzare”

Abete si candida per la FIGC

A poco più di un mese dalle attesissime elezioni per la presidenza della Federazione Italiana Giuoco Calcio, i candidati iniziano a delineare pubblicamente i propri programmi per il rilancio del movimento tricolore. Intervenuto ai microfoni di Sky Sport 24, l’attuale presidente della Lega Nazionale Dilettanti, Giancarlo Abete, ha offerto una panoramica chiara sulle sfide che attendono il futuro governo del calcio italiano, affrontando a viso aperto questioni nevralgiche come l’evoluzione del settore femminile, la successione sulla panchina della Nazionale e l’urgenza di riformare l’intero assetto normativo ed elettorale.

Il rilancio del calcio femminile e le basi del movimento

L’apertura dell’intervento televisivo è stata dedicata all’universo del calcio in rosa, una realtà che necessita di continui stimoli per consolidarsi in via definitiva. Abete ha riconosciuto i passi avanti compiuti finora, ma ha sottolineato l’importanza di allargare il bacino d’utenza partendo dalle fondamenta: “È un movimento in costante crescita, sappiamo che il processo è lungo. C’è stata una spinta importante con il professionismo, ma poi c’è tutta una base del movimento che va rafforzata. Abbiamo ancora un numero di tesserate limitato”. Per il candidato, la missione futura è ben delineata: il progetto dovrà ripartire con l’obiettivo di rendere il movimento non solo vincente, ma soprattutto attrattivo e perfettamente compatibile sotto il profilo della sostenibilità economica.

Il dopo Gattuso e l’attesa per il nuovo Commissario Tecnico

Il dibattito si è poi inevitabilmente spostato sul tema più caldo del momento: la scelta del nuovo Commissario Tecnico della Nazionale azzurra chiamato a raccogliere la pesante eredità lasciata da Gennaro Gattuso. In merito al possibile successore, l’ex numero uno della FIGC ha preferito mantenere un profilo prudente, rimettendo ogni decisione alle imminenti scadenze istituzionali: “Chi vedo come Ct dell’Italia? Non vedo nessuno, per il momento c’è Baldini. Chi sarà presidente valuterà, non voglio creare problemi a nessuno”.

Il rammarico per i recenti e prolungati insuccessi internazionali è però emerso con forza dalle sue parole. Ripensando al suo precedente mandato, Abete ha confessato la profonda amarezza per l’attuale momento storico, ammettendo che quando decise di farsi da parte non avrebbe mai potuto immaginare che per rivedere l’Italia protagonista in una partita dei Mondiali si sarebbe dovuto attendere addirittura il 2030. Proprio per questo, individuare la nuova guida tecnica rappresenta il primissimo passo da compiere, un processo che la Federazione sta accompagnando in questa delicata fase di transizione in attesa del rinnovo delle cariche, momento in cui si dovrà necessariamente ripartire con un progetto tecnico solido e a lungo termine.

L’ingessatura del sistema e l’anomalia elettorale

Oltre alle dinamiche puramente sportive, l’attenzione di Abete si è focalizzata sulle urgenti riforme istituzionali. La seconda grande priorità del suo programma riguarda infatti il lavoro sul quadro normativo, da lui definito letteralmente ingessato. A dimostrazione di questa tesi, ha ricordato come, nel recente passato, persino un presidente eletto con il novantotto per cento dei consensi come Gabriele Gravina non sia poi riuscito a trovare una reale e fattiva intesa tra le varie componenti federali.

Un cortocircuito che affonda le sue radici nelle stesse dinamiche di voto. Il candidato ha chiosato analizzando le criticità dell’attuale sistema: “La nostra è una campagna elettorale atipica. È fatta per blocchi e non in termini del singolo elettore. È un’opportunità ma anche un problema, determina una situazione di pesi e contrappesi che non rende facile il confronto”. Un’architettura politica che rischia sistematicamente di tradurre i larghi consensi elettorali in un nulla di fatto sul piano dei programmi da attuare. Per Abete, la soluzione per uscire da questo stallo è una sola: il cambiamento dovrà essere innanzitutto elettorale, per poi potersi tradurre in una vera e propria rivoluzione normativa.

(Foto: aia-figc.it)