Il Collegio di Garanzia dello Sport a Sezioni Unite ha emesso la sua sentenza definitiva: il ricorso di Antonio Zappi contro i 13 mesi di inibizione è stato respinto. Con questa decisione, Zappi decade ufficialmente dalla carica di presidente dell’Associazione Italiana Arbitri (AIA). Il Collegio lo ha inoltre condannato al pagamento di 2.000 euro, oltre agli accessori di legge, per le spese di giudizio in favore della FIGC.
Le origini della squalifica e il rigetto del rinvio
La pesante sanzione era stata inizialmente inflitta dal Tribunale Federale Nazionale lo scorso 22 gennaio 2026 (e confermata in Appello a febbraio), in merito alle presunte pressioni esercitate da Zappi sugli associati Ciampi e Pizzi al fine di favorire l’ascesa di Orsato e Braschi.
L’udienza odierna al CONI, presieduta da Gabriella Palmieri, si era aperta con una richiesta di rinvio avanzata dall’avvocato di Zappi, Sergio Santoro. Il legale aveva chiesto di sospendere il giudizio per attendere gli sviluppi della parallela inchiesta della Procura di Milano sul mondo arbitrale. La richiesta è stata però prontamente rigettata dal Collegio dopo la replica dell’avvocato della FIGC, Giancarlo Viglione. Quest’ultimo ha evidenziato l’assenza di una “connessione diretta” tra i procedimenti, ribadendo la necessità impellente della Federazione di uscire dallo stato di incertezza e di avere chiarezza sui propri vertici.
Le dichiarazioni prima della sentenza e il “caso Milano”
Al suo arrivo al CONI, prima di conoscere l’esito avverso del ricorso, Zappi si era mostrato fiducioso, paragonandosi a uno sportivo che affronta le partite con speranza. “Chi è accusato di atti che non ha commesso, o disciplinarmente non rilevanti, ha la speranza di incontrare un giudice che lo riconosca”, aveva dichiarato.
L’ormai ex presidente dell’AIA aveva anche commentato l’inchiesta milanese che ha recentemente travolto la classe arbitrale, esprimendo vicinanza e solidarietà a Gianluca Rocchi e Andrea Gervasoni. Zappi ha precisato di aver informato tempestivamente gli organi competenti non appena ricevute le prime segnalazioni e si è augurato una rapida risoluzione dell’indagine. Ha infine concluso con una stoccata: “Credo che a volte la volontà di descrivere il mondo arbitrale come dilaniato sia per interessi estranei al mondo arbitrale stesso, ma non sono convinto corrisponda alla realtà”.





