Ulivieri scuote il calcio italiano: “Ai club non importa della Nazionale. E sulla FIGC…”

Italia

Il momento storico del calcio italiano è tra i più complessi e delicati di sempre. Tra i cocenti fallimenti sportivi della Nazionale e le recenti dimissioni di Gabriele Gravina dalla presidenza della FIGC, l’intero sistema è chiamato a una profonda e rapida rifondazione. A tracciare una lucida analisi dello scenario attuale è intervenuto Renzo Ulivieri, storico presidente dell’AIAC (Associazione Italiana Allenatori Calcio), in una lunga e ricca intervista concessa alle colonne de La Repubblica.

Il distacco dei club e il peso dei fondi esteri

Il primo, grande tema affrontato dal leader degli allenatori riguarda il progressivo scollamento tra gli interessi delle società di club e quelli del movimento azzurro. Secondo Ulivieri, l’ingresso massiccio di capitali stranieri nel nostro campionato ha alterato la scala delle priorità, mettendo in secondo piano le sorti dell’Italia:

“Della Nazionale importa davvero ai club? Io ho molti dubbi, sempre più proprietà appartengono a fondi d’investimento esteri”

Un allarme che non deve però generare rassegnazione, ma spingere l’intero movimento a un recupero dei valori fondanti dello sport:

“Non preoccuparci sarebbe da sciocchi, però bisogna farlo ragionando. Occorre parlare di sentimenti, di appartenenza”.

La caduta di Gravina e le prossime elezioni FIGC

Il terremoto politico scatenato dal passo indietro di Gabriele Gravina impone una riorganizzazione dei vertici federali. Ulivieri, pur nel marasma generale, ci tiene a difendere l’operato del presidente uscente sotto il profilo delle garanzie sindacali, tracciando poi la linea dell’AIAC in vista delle future elezioni e spegnendo parzialmente le suggestioni che vorrebbero a tutti i costi un ex campione alla guida del Palazzo:

“Con noi allenatori è sempre stato corretto e ci ha aiutato a tutelare i diritti. Non dimenticate che siamo un sindacato e non pensiamo solo alle panchine di A e B. Se è il momento di un ex calciatore alla guida della FIGC? Veramente, noi a suo tempo votammo per Albertini senza successo. Voteremo un programma”.

Il paradosso italiano: maestri in panchina, pochi in campo

L’ultima riflessione tocca il cuore del problema tecnico. L’Italia vive un incredibile paradosso strutturale: da un lato continua a esportare eccellenze assolute in panchina, dall’altro sconta un bacino di giocatori convocabili ridotto all’osso. Un dualismo che Ulivieri fotografa con grande onestà intellettuale, inquadrando le imminenti spedizioni mondiali dei nostri tecnici:

“Noi allenatori ci chiediamo se siamo di fronte a una crisi d’identità, però il nostro calcio resta un riferimento solido: ai Mondiali avremo tre tecnici, Ancelotti, Montella e Cannavaro”.

Il vero dramma per il Commissario Tecnico azzurro, però, rimane la bassissima percentuale di calciatori italiani impiegati con regolarità in Serie A. Un handicap enorme rispetto alle altre superpotenze europee, che costringe spesso ad affidarsi a giovani talenti ancora in rampa di lancio:

“La Serie A è il campionato in Europa con più stranieri: un ct può scegliere su un 30 per cento di convocabili, in Spagna e in Germania è il doppio. Quel ragazzo del Cagliari, Palestra, entrato in Bosnia, è bravo ma è appena diventato titolare nella sua squadra”.

(Foto: Screen YouTube Sky Sport)