Napoli spettacolare ma fragile, così non va

Un punto che smuove la classifica, ma non abbastanza. Contro la Roma, la brutta sensazione di aver buttato via altri due punti, per come si erano messe le cose. Due volte in vantaggio, due volte rimontati, come contro l’Inter, un brutto deja vu.

Al Maradona, Napoli e Roma danno vita ad una partita spettacolare e ricca di colpi di scena, ma di altrettanti rimpianti, soprattutto per i partenopei, alla loro migliore prestazione stagionale contro la squadra che, insieme al Como, era la più complessa da affrontare.

Gasperini contro Allegri sono due modi differenti di vedere il calcio: il primo riesce, ormai da anni, ad abbinare bel gioco ai risultati, sia con Atalanta che a Roma; Allegri, molto più legato al concetto del risultato prima di ogni cosa. Ma ieri sera, al Maradona, questo intenso contrasto ideologico non si è mai avvertito.

Il Napoli ha giocato la sua partita, ma diversa dall’usuale: chiudere gli occhi e buttarsi a capofitto in attacco non è mai stato nelle corde di questo Napoli, ma dopo Venezia, qualcosa andava fatto per sovvertire l’ordine delle cose.
E se in Europa questo repentino cambio di mentalità è servito a portare a casa i primi tre punti, in campionato la classifica resta deficitaria e preoccupante.

Al termine della giornata di campionato, la squadra di Allegri potrebbe trovarsi sul lato destro della classifica, rievocando così i fantasmi della devastante stagione della gestione Garcia-Mazzarri-Calzona.

Ma, a differenza di allora, c’è un McTominay in più, per questa squadra che necesssita come l’aria di un leader tecnico, capace di tirarla fuori dalle sabbie mobili. E il numero otto non delude le attese, mettendo a segno altri due gol, dopo la doppietta rifilata ai norvegesi del Bodo Glimt. Un vero peccato aver dovuto condividere il premio di “Man of the Match” con l’altro protagonista della serata, il Balerdi che non ti aspetti, che entrato dalla panchina riesce, con una sua doppietta, a riprendere il Napoli due volte.

La roma argentina punisce gli azzurri con i suoi trascinatori, prima con la classe di Soulè, poi con i due scossoni del difensore, mettendo ancora una volta a nudo le enormi falle che si aprono nella difesa partenopeo. Sette gol subiti in tre partite sono troppi per una squadra che in Italia ed in Europa ambisce ad un ruolo di prim’ordine.

L’assenza di Rrahmani dall’inizio e di Badiashile a partita in corso non bastano a giustificare lo scarso rendimento del pacchetto difensivo. Tante incertezze, sia individuali che di reparto rischiano di rovinare quello che di buono il reparto offensivo sta creando. A vedere la partita di ieri, emerge la buona prova difensiva di Di Lorenzo, il cui compito di tenere a freno la verve di Wesley era tra i più ardui, così come quelle di Marin e, come detto Badashile, a limitare lo spauracchio Malen. Male Beukema al suo ingresso.

In attacco, in effetti, i numeri sono cresciuti vertiginosamente: sette gol fatti in due partite, ma occhio alle firme. Quattro gol di Scott, uno di Zambo Anguissa, uno di Politano ed un autorete. Si segna tanto ma con i centrocampisti, che da un lato rappresenta un fattore positivo, ma con il suo rovescio della medaglia.

In sette marcature non c’è quello delle punte centrali, che sia Hojlund o Giovane, con Lucca ormai “bruciato” dopo il disastro della partita di Venezia.  C’è da lavorare su questo aspetto, come da settimane ci si auspica, ma le risposte, da parte del danese, giungono buone solo sotto l’aspetto della generosità, mentre sotto porta il bottino diventa, di settimana in settimana, sempre più misero.

Ci consoliamo c0n Scott in versione bomber e del rientro di Zambo Anguissa, condito da un gol altamente spettacolare, con una “bicicleta” che ha lasciato di stucco l’ex Gollini. Il camerunense, come McTominay, rappresenta un altro asset importante nell’economia del gioco del Napoli, a patto di una condizione fisica e mentale ottimale. Bene ieri sera, ma sappiamo quanto repentino e mutevole può essere il suo rendimento, tra picchi altissimi e spaventosi crolli fisici.

E poi De Bruyne, nella sua nuova posizione da “faro” davanti alla difesa, che ne fa una sorta di Pirlo dei giorni nostri, è un esperimento che è destinato a continuare, speriamo con gli stessi esiti di ieri sera. Kevin gioca snaturandosi nella fase di cattura-palloni, poco usuale nella sua carriera di mezz’ala di fantasia ma che esegue più che bene, non facendo rimpiangere Lobotka, partito inizialmente dalla panchina.

Ribadendo il concetto, contro la Roma si è persa una grande occasione per accorciare la distanza dalla prime in classifica che viaggiano a grande ritmo, vedi Como e Lazio. Ed in attesa delle altre big, il Napoli deve pensare già alla prossima trasferta a Monza, nel turno infrasettimanale, dalla quale non ci si deve aspettare altro che i tre punti, o davvero lo spettro di una stagione fallimentare rischia di concretizzarsi già all’alba di Novembre. Decisamente troppo presto.