Finalmente, un Napoli da Champions. La vittoria perentoria contro la Cremonese rappresenta un’entrata in pieno sfondamento delle porte che si schiudono verso la massima competizione europea.
Otto punti dalla quinta – Il Como, e potrebbero essere di più al termine della giornata di campionato, rappresentano un margine sempre più rassicurante in vista del raggiungimento dell’obiettivo.
Ed è un Napoli da Champions perché la versione esibitasi ieri sera al Maradona è ciò che avremmo voluto vedere, magari non sempre (sarebbe stato chiedere troppo a questa squadra), nell’arco della stagione ma che non abbiamo potuto, per tante motivazioni, da quelle squisitamente tecnico-tattiche, passando tra episodi sfortunati, cali di tensione e gli innumerevoli infortuni a cui far fronte.
Ieri sera, il Napoli che piace, che diverte e si diverte, in profonda antitesi del deplorevole Napoli, manifestatosi nella peggiore versione di se, contro da Lazio.
Da zero tiri in porta ed una sconfitta senza attenuanti alla pioggia di gol, di occasioni e di tiri in porta contro la Cremonese, squadra che a Napoli ha trasmesso un chiaro segnale di resa: squadra che non ha mai lottato, neppure dopo aver subito il gol a freddo, sintomo di un piano ben preciso, ma disinnescato immediatamente dal gol di McTominay – ovvero quello di scendere al Maradona tentando il solito approccio, che ad altre squadre ha fruttato punti contro gli azzurri: arrocco perpetuo e ripartenze veloci.
Ma, in assenza di un piano-B, la squadra di Giampaolo è sprofondata nella sua cronica crisi tecnica e mentale che dalle posizioni tranquille di metà classifica, guidata da Nicola, l’ha portata a sprofondare nel buio della zona-retrocessione dal quale fatica ad uscirne.
Da questa crisi, il Napoli è stato bravo ad approfittare, sin da subito, con un approccio aggressivo sin dal primo minuto. La chiave di volta del match è stata proprio quella di sbloccare fulmineamente il risultato, con Scott ma, contrariamente ad altre circostanze, tenendo ben premuto il piede sull’acceleratore, creando occasioni su occasioni, trainati dalla dirompenza dello scozzese, dalla verve di De Bruyne, improvvisamente brillato a nuova luce e ad un restyling tattico che ha fatto la differenza.
Conte, ha proposto finalmente Alisson dal primo minuto, a fianco del belga, con McTominay a tenere compagnia Lobotka nelle operazioni di centrocampo. Dietro, si rivede Rrahmani, la cui assenza ha avuto, probabilmente, un impatto negativo maggiore di quanto ci si aspettasse. Può darsi che sia una coincidenza il clean-sheet contro la Cremonese, unita all’oggettiva inconsistenza offensiva della squadra lombarda, ma è innegabile che una difesa partenopea guidata dal centrale kosovaro è di un altro retaggio in confronto ad una senza la sua presenza.
Coincidenze o no, questo Napoli è stato dirompente, è ciò aumenta il rimpianto per quello che doveva essere lo stesso tipo di atteggiamento da avere contro Parma, Lazio o altre occasioni in cui gli azzurri hanno lasciato punti per strada. Avrà aiutato anche l’aver giocato con una mente libera, più tranquilla, sapendo di un obiettivo che è ormai a pochi passi, contro un avversario oggettivamente lacunoso tecnicamente e senza mordente.
E finalmente, è un Napoli che fa nella differenza di caratura tecnica la sua arma in più: “De Bruyne che la passa a McTominay per il gol del vantaggio” è una frase che avremmo voluto pronunciare più spesso in questo campionato ma che per tanti questioni non si è potuto: equivoci tattici, ruoli in campo non sempre nella giusta collocazione e l’infortunio grave di De Bruyne, non hanno affatto contribuito all’automazione del meccanismo che connette lo scozzese al belga, ed entrambi al resto della squadra.
Solo le prossime settimane ci diranno se la partita di ieri rappresenta l’eccezione o la regola.
E sarebbe opportuna le seconda opzione, sia per le prossime cinque partite, sia per la prossima stagione, dovessero rimanere entrambi al Napoli, così come Conte, al centro dell’enigma della sua permanenza ancora tutto da risolvere. Ma ieri, eccezione o regola, i due hanno offerto spettacolo, a mo’ di risarcimento per chi la scorsa settimana ha dovuto assistere allo scempio contro la Lazio, contro la quale Kevin ha giocato probabilmente i suoi peggiori quarantacinque minuti in carriera e McTominay sembrava il cugino stanco e floscio di quello che sovente ammiriamo.
Ieri, McTominay trainante, De Bruyne brillante come ai bei tempi del City, sia da uomo-assist che da goleador con palla in movimento. Sono servite trentaquattro giornate per avere l’uno e l’altro: meglio tardi che mai.
I due, insieme all’imprendibile Alisson e la tenacia e la caparbietà di Hojlund hanno permesso ai partenopei di aprire uno squarcio nella difesa lombarda sin da subito, fino a chiudere la contesa già all’intervallo, con il parziale di 3-0, trasformando il secondo tempo in una sgambata e poco altro, nella quale la squadra di Conte si è divertita come mai ha fatto a bersagliare Audero da ogni posizione, unico tra i suoi a salvarsi e a salvare la sua squadra da un passivo che sarebbe andato ben oltre i quattro gol maturati al fischio finale.
Tra i tanti interventi anche il penalty del potenziale 5-0 che l’estremo difensore neutralizza, tirato dallo stesso McTominay, a caccia della doppietta personale e del gol della doppia cifra in campionato. Rigore tirato anche abbastanza maluccio, a dire il vero, per quella che è stata l’unica – marginale – nota negativa di una partita praticamente perfetta.
Ecco, “regalare” il penalty a Giovane che reclamava il pallone per poter rompere il ghiaccio e segnare il suo primo gol partenopeo sarebbe stata una scelta più oculata, più da leader. Ma, a posteriori, è facile dare giudizi: se avesse segnato, avremmo spulciato tutti sui i suoi record di gol, dimenticandoci di questo vizio di forma.
E se Giovane è ancora a secco di gol, l’altro “giovane” brasiliano, Alisson Santos riscuote sempre più consensi. La prova di ieri sera vale come solvente sull’etichetta di “giocatore utile solo a partita in corso” regalando al pubblico del Maradona una partita carica di giocate interessanti e importanti. Ogni sua folata offensiva come una rasoiata nelle gambe dei difensori cremonesi che non l’hanno praticamente visto mai.
Il gol è una cavalcata imperiosa da un’area all’altra, seminando chi lo inseguiva, incutendo timore a chi lo fronteggiava, conclusa con un tiro forse non imparabile, da quella che è ormai la sua “zolla” preferita, sulla parte sinistra della lunetta dell’area di rigore. Ormai, una sentenza.
E due parole anche su Hojlund, all’ennesima partita di lotta e sostanza, incorniciata dal “mezzo” gol del 2-0, aiutato dalla decisiva collaborazione di Terracciano, dopo un’azione personale corroborata dalla prestanza atletica che lo contraddistingue e che mette a disposizione della squadra, sacrificando qualche gol in più che potrebbe tranquillamente segnare.
Un gol tutto suo che avrebbe meritato per la tenacia che mette ogni volta in campo, come ieri, in duello contro il possente Baschirotto, quest’ultimo nonostante non abbia nulla da invidiare in termini di lotta fisica, vinto su tutta la linea. Necessario il lavoro del danese nell’economia del gioco del Napoli, per quello che riesce a fornire in termini di prestanza atletica e di gol segnati, sebbene non tantissimi.
Ma qualcosa bisogna pur concedergli, a lui che davvero sta trainando l’attacco da inizio stagione, senza mai fermarsi se non per infortunio. E di ricambi Conte non ne ha quasi mai avuti da Gennaio in poi, con l’addio di Lucca ed Ambrosino e Lukaku, che tra infortunio, l’infinito recupero e la querelle con la società di cui è negativo protagonista, ormai da queste parti è già parte del passato.
Insomma, finalmente una serata tranquilla, di quelle che vorremmo sempre commentare. Ma non sempre è così, non sempre troveremo una Cremonese spuntata e fuori contesto come quella di ieri sera, ed è su quello che si dovrebbe lavorare in queste ultime cinque partite, in vista della prossima stagione: approcciarsi mentalmente al meglio per surclassare sul campo formazioni che lo sono anche sulla carta, in quello che è stato il tallone di Achille di questa squadra in questo campionato.
Ma ora, sicuri di un’altra settimana da secondi in classifica, ci si può stare comodi in poltrona a gustarsi Milan-Juventus, nello scontro diretto tra le inseguitrici dei partenopei e quello che farà il Como. Proprio contro i lariani, la squadra di Conte, attesa in riva al lago Sabato prossimo, avrà la possibilità di chiudere definitivamente il discorso-qualificazione in Champions, e per capire se i fuochi d’artificio di Scott-KDB-Alisson siano finalmente la regola e non l’eccezione.





