Champions. Finalmente! Tra innumerevoli vicissitudini ed evitabili stenti, il Napoli riesce a conquistare l’aritmetica certezza della partecipazione alla prossima massima rassegna continentale, dopo aver abbastanza agevolmente superato, a domicilio, il Pisa, squadra già retrocessa ma che avrebbe voluto salutare il suo pubblico – e la Serie A – con una prestazione quantomeno dignitosa.
La pratica Pisa e il pass per l’Europa
Ma questo Napoli aveva troppo bisogno di vincere, per cancellare la più che deludente prestazione contro il Bologna ed evitare spiacevoli soprese alle porte dell’ultima giornata di campionato, con una classifica cortissima alla quale gli azzurri non avrebbero mai dovuto prendervi parte ma nella quale, per svariati motivazioni, è finito per essere risucchiato. L’occasione era propizia e gli azzurri non se la sono fatta sfuggire, facendo il loro dovere, incanalando il match sui binari giusti già nella prima frazione, con i gol di McTominay e Rrahmani a sancire le sorti di una partita a senso unico fin dalle prime battute, finita poi in passerella con il gol di Hojlund – bentornato al gol – dopo due mesi di astinenza ed un mese senza mai tirare in porta.
Primo tempo da partita vera, secondo tempo da allenamento di fine stagione, trascinatasi stancamente in attesa del triplice fischio finale di Forneau. Poco altro da dire in una partita in cui il divario tecnico tra le due squadre era troppo evidente, rimarcato – a maggior ragione – da una squadra che, di tanto in tanto, riesce a giocare con discreta lucidità e letale concretezza anche se, e non può essere un caso, che le ultime due partite più che apprezzabili da parte degli ex-Campioni d’Italia sono state registrate contro Cremonese e – appunto – il Pisa retrocesso.
Rrahmani, McTominay e Hojlund: le certezze del nuovo Napoli
Hojlund, Rrahmani e McTominay, tre calciatori su cui impostare il Napoli del futuro: il centrale kosovaro, gol a parte, ha dato un’altra dimostrazione di dominanza in lungo e largo, confermando quanto la sua presenza sia fondamentale nel cuore della difesa partenopea. Tra i migliori in campo anche oggi, sebbene la pochezza degli attaccanti del Pisa non siano stati assai probanti nel dare un giudizio alla partita di Amir, ma è innegabile quanto la sua presenza garantisca una certa stabilità difensiva.
Di Scott McTominay poco da aggiungere a quanto sia stato già detto nelle scorse partite e nel corso della stagione. E’ il punto fermo da cui ripartire. Decimo gol e seconda volta consecutiva in doppia cifra – record da condividere con Marek Hamsik, uno che a Napoli un pezzo di storia l’ha scritta. Come Scott, che può fregiarsi di aver vinto uno Scudetto da assoluto protagonista ed è stato sempre l’ultimo a mollare anche nei momenti più opachi di questa stagione. Il pronto riscatto dei partenopei passa dai suoi piedi e la sua leadership, sia in Italia che in Champions, uno dei pochi a salvarsi anche nel buio europeo degli azzurri.
Anche all’Arena Garibaldi, lo scozzese appone la sua griffe con un gol bellissimo per costruzione e finalizzazione, creato dall’asse Lobotka-Hojlund e concluso con il diagonale velenosamente letale del numero otto.
E poi c’è Hojlund, come detto tornato al gol dopo due mesi, troppi per un attaccante che può e deve fare di più. In un campionato mediocre come la Serie A, 11 gol sono un bottino buono ma non eccellente, e sappiamo che Rasmus, messo in opportune condizioni può diventare un attaccante da venti gol. Oggi gol ed assist in une delle sue prestazioni più fruttuose, per se stesso e per la squadra.
Attorno a questi tre nomi, alla conferma di altri e ad una campagna acquisti totalmente diversa da quella fallimentare di quest’estate, dovranno posarsi le fondamenta del Napoli che verrà. Perchè da adesso sarà possibile programmare la squadra che affronterà la prossima stagione, ora che l’obiettivo-Champions è stato raggiunto. La partita contro l’Udinese non sarà altro che una sgambata di fine stagione, per salutare il pubblico del Maradona, che va ringraziato per la sua costante partecipazione e per il suo tradizionale, immancabile, attaccamento alla squadra anche nei momenti meno brillanti attraverso i quali gli azzurri sono passati nell’arco di questa stagione. E poi, c’è da difendere la seconda posizione dall’ultimo assalto di Roma e mantenere immacolato il record di Conte, mai arrivato più in basso nella sua carriera da allenatore in Serie A.
Il nodo panchina e il futuro di Antonio Conte
Proprio il mister salentino sarà il primo, delicato, nodo da scogliere per la società: impossibile intelaiare un progetto tecnico senza sapere a quale guida tecnica legarlo. Il solito Conte si è lasciato andare, nel post-match di Pisa, alle solite dichiarazioni criptiche sul suo futuro, lasciando intendere che la società è già al corrente delle sue intenzioni. Quello che sappiamo noi è che il mister ha ancora un anno di contratto da onorare, ma sappiamo altrettanto bene quanto questo allenatore sia capace di tutto ed il contrario di tutto, come la sua carriera ha insegnato.
In generale, Conte va ringraziato per il lavoro svolto e per i risultati ottenuti, perché alla fine sono i risultati quelli che restano: l’idea ed il programma di riportare lo Scudetto a Napoli dopo il disastroso decimo posto del 2023-2024 si è materializzato prima del previsto, aumentando smisuratamente le aspettative per questa stagione, che avrebbe voluto nuovamente un Napoli scudettato ed una presenza importante in territorio continentale. Purtroppo non è andata così, ma rispetto alla stagione post-terzo Scudetto non c’è stato lo stesso crollo verticale, e questo è un enorme punto a favore del mister che è riuscito a tenere la barca a galla nonostante le innumerevoli tempeste a cui la squadra è stata esposta.
Il bilancio stagionale: la Supercoppa salva un’annata da sufficienza
Quel che resta è una stagione da sufficienza, da sei in pagella: se il secondo posto in classifica (se secondo posto sarà) può essere più che accettabile, tenendo presente la bassa qualità di gioco espressa dagli azzurri in campionato, chiudendo un occhio tenendo in debito conto tutte le attenuanti del caso, non possiamo chiudere l’altro, pensando al pessimo cammino in Europa, che relega gli azzurri al trentesimo posto – in un girone che ha visto loro davanti squadre come Pafos e Qarabag – non esattamente nelle aspettative stagionali, che avrebbero voluto i partenopei quantomeno ai play-offs. Delusione enorme a cui va addizionata l’anonima partecipazione in coppa Italia, con eliminazione per mano del Como.
Almeno, c’è la Supercoppa italiana, vinta con pieno merito, frutto di due partite davvero belle contro Milan e Bologna – sicuramente le migliori di questa stagione – la cui conquista sposta la lancetta verso il famoso “sei” in pagella.
Ed ora pensiamo a chiudere in bellezza il campionato, magari con una bella vittoria sull’Udinese, ormai salva a tranquilla, con una prestazione senza troppi tatticismi ma comunque solida, a salvaguardare la seconda piazza in classifica. E poi il “rompete le righe”, a cui aggiungeremmo anche un opportuno “finalmente”, al termine di una stagione travagliata come poche altre nella storia recente della squadra partenopea.





