Il presidente della Lazio, Claudio Lotito, interviene nel dibattito sul futuro del calcio italiano con parole che vanno oltre le singole figure e puntano dritte alla struttura del sistema. Intervistato da Repubblica, il dirigente biancoceleste sposta l’attenzione dalla scelta degli uomini alla necessità di interventi profondi.
Per Lotito, infatti, il nodo non è il nome di un eventuale commissario, ma il potere di incidere realmente: “Non è questo il punto. La politica, nominando un commissario, si potrebbe assumere l’onere di fare delle riforme indispensabili e inderogabili, poi si vedrà chi sarà deputato ad attuarle. Certamente il commissario avrebbe i poteri per farle, sulla base delle indicazioni del governo. Solo una figura del genere può riformare il calcio.”
Una posizione che si inserisce nel confronto, sempre più acceso, attorno alla governance del calcio e al ruolo della FIGC. Non è un attacco diretto a Giovanni Malagò, ma una presa di distanza da una logica personalistica: “Io non sono contro di lui. Non è una questione ad personam. Il mio ragionamento è più largo, guarda alla struttura. Vogliamo rendere il calcio italiano di nuovo competitivo? Eravamo una delle prime tre potenze al mondo, adesso non siamo entrati neanche in un Mondiale aperto a 48 nazionali. Dobbiamo capire come risolvere i problemi, altrimenti ci parliamo addosso. Iniziamo dalle riforme, non dai nomi.”
Il presidente della Lazio tocca poi uno dei temi più delicati: la valorizzazione dei giovani. Secondo Lotito, il sistema attuale non tutela gli investimenti dei club: “C’è una clausola secondo cui io investo su un ragazzo, lo faccio studiare e lo aiuto a crescere. Poi lui dopo due anni può liberarsi. Così che senso ha mettere dei soldi su un giovane? Una volta era diverso. Questi sono i problemi del calcio.”
Infine, la questione economica che incide direttamente sul mercato e sulla presenza di calciatori italiani in Serie A: “Comprando in Italia c’è un gravame del 22 per cento. All’estero acquisti senza Iva. Quindi, viste le condizioni generali dei nostri club, si vanno a pescare i giocatori dove costano di meno. Ecco un’altra cosa che va cambiata.”
Un’analisi che mette insieme competitività, sostenibilità e regole, fotografando un sistema che – secondo Lotito – ha bisogno di interventi strutturali urgenti. Non una battaglia sui nomi, dunque, ma una richiesta chiara: riformare per non restare indietro.





