Il percorso di avvicinamento a Euro 2032 entra nel vivo, ma l’Italia deve fare i conti con l’annoso e complesso problema dell’impiantistica sportiva. A suonare la carica e a dettare l’agenda è Giovanni Malagò, che in un’intervista concessa alle pagine de La Stampa ha fatto il punto della situazione sui dossier italiani, evidenziando le urgenze burocratiche e cantieristiche per non farsi trovare impreparati di fronte a un appuntamento cruciale per l’economia e l’immagine del Paese.
Lo Juventus Stadium unica certezza: “Torino è pronta, gli altri hanno solo progetti”
Il primo grande nodo riguarda le sedi ospitanti. Mentre diverse piazze storiche del calcio italiano navigano ancora nell’incertezza legata a rendering e iter autorizzativi, Malagò traccia una linea netta, promuovendo il capoluogo piemontese come unica vera garanzia attuale per la candidatura:
“Mi sento di dire che lo Juventus Stadium garantisce sicuramente qualcosa di più rispetto a ogni altra progettualità. È un dato di fatto: Torino è l’unica città certa perché ha uno stadio assolutamente pronto e rispetta tutti i parametri. Gli altri hanno progetti e discorsi vari, Torino no”.
Il dialogo con l’UEFA e un orologio che scorre veloce
I documenti ufficiali sono stati inoltrati a Nyon e ora si apre la delicata fase di confronto tecnico. Malagò sottolinea la forte sinergia con il presidente Aleksander Čeferin, ma ribadisce come i tempi organizzativi impongano una drastica accelerazione. L’evento, seppur apparentemente lontano, richiede interventi strutturali immediati:
“Gli Europei sono il terzo evento sportivo più importante dopo le Olimpiadi estive e i Mondiali di calcio. Lo dicono i numeri relativi a spettatori, economia e interesse. Ma Euro 2032 è ‘solo’ tra 5 anni e 8 mesi: vi garantisco che a livello organizzativo sono un battito di ciglia e bisogna correre”.
I grandi eventi come volano per le infrastrutture
L’organizzazione della rassegna continentale non rappresenta solo un palcoscenico calcistico, ma deve fungere da catalizzatore per ammodernare l’intera rete infrastrutturale italiana. A dimostrazione di questa tesi e dell’impatto a lungo termine dei grandi eventi, Malagò ha citato proprio il virtuoso esempio torinese: “Questo è un progetto fondamentale anche per stimolare la realizzazione dei nuovi stadi, non solo di quelli che saranno selezionati per il dossier. Ragioniamo in prospettiva. Io lo ricordo spesso: Torino senza i Giochi invernali del 2006 non avrebbe avuto un palasport per ospitare le Atp Finals di tennis”.





