La corsa per la presidenza della Federazione Italiana Giuoco Calcio entra prepotentemente nel vivo e i candidati iniziano a delineare le proprie strategie. Intervenuto ai microfoni della Rai durante la trasmissione sportiva Sabato al 90°, Giovanni Malagò ha tracciato i punti nevralgici della sua visione per l’immediato futuro del calcio italiano. L’ex numero uno del CONI ha affrontato a viso aperto i temi più caldi dell’agenda calcistica, soffermandosi in particolar modo sull’identikit del nuovo Commissario Tecnico della Nazionale, sulle riforme strutturali dei campionati e sui rapporti politici con le istituzioni.
Il nodo del selezionatore e il peso dei risultati
Il primo e fondamentale snodo del suo eventuale mandato al vertice del calcio italiano riguarderà inevitabilmente la scelta per la panchina della Nazionale azzurra. Malagò ha le idee molto chiare sulle caratteristiche umane e professionali che il nuovo allenatore dovrà possedere, legando a doppio filo il proprio destino dirigenziale a quello sportivo del tecnico. Rispondendo alle domande in studio, ha infatti spiegato: “Che caratteristiche deve avere il ct della nazionale? Deve innamorarsi del progetto, gettare il cuore oltre l’ostacolo”. Una scelta cruciale, come sottolineato dallo stesso candidato, il quale ha ricordato che il margine di errore è inesistente: “Ovviamente non possiamo permetterci di sbagliarlo perché lo vediamo dal 2006, tu puoi essere il miglior gestore della Federazione ma se non ottieni almeno il risultato minimo, poi devi dimetterti”.
La riforma della Serie A e l’avviso ai tecnici
Un altro tema di vitale importanza dibattuto durante l’intervista è quello della tanto discussa riforma dei campionati, con il focus sulla possibile riduzione della Serie A a diciotto squadre. Su questo aspetto, il dirigente ha fotografato una spaccatura netta tra le diverse anime del torneo: “Sarebbe la soluzione migliore, lo pensano anche i grandi club, ma le squadre che lottano per salvarsi non sono d’accordo, qui bisogna tirar fuori il coniglio dal cilindro”.
Tuttavia, l’ex presidente del CONI ha offerto anche un interessante spunto di riflessione guardando oltre i confini nazionali, smontando in parte gli alibi legati ai calendari intasati: “Però dico anche che nelle nazioni dove si vince sia a livello di nazionali sia a livello di club, a parte Francia e Germania, giocano tutti a 20. E in Inghilterra giocano anche due coppe di lega”. Da qui è scaturito un messaggio inequivocabile per i futuri selezionatori azzurri: “I ct giustamente si lamentano che hanno poco tempo per allenare la nazionale però anche dalle altre parti è così, bisogna adattarsi”.
L’eleggibilità e il rapporto con il Ministro Abodi
In chiusura di intervento, non è mancato un passaggio sulle questioni puramente politiche. Riguardo ai presunti dubbi sulla sua effettiva eleggibilità per la presidenza federale, Malagò ha ostentato sicurezza, dichiarando: “Sinceramente non mi aspetto sorprese, altrimenti non mi sarei candidato, anche se con il passare del tempo faccio fatica a non aspettarmi sorprese…”. Infine, ha voluto smentire in modo categorico le indiscrezioni su un presunto attrito con Andrea Abodi, Ministro per lo Sport e i Giovani, ribadendo la profonda stima personale che li lega da decenni: “Andrea lo conosco da decenni, la nostra storia dirigenziale ha avuto reciproci elementi di vicinanza, sono stato molto felice quando è diventato ministro e abbiamo festeggiato a casa mia. Poi, nella vita tante cose possono cambiare ma non da parte mia”.
(Foto: coni.it)





