La vita di Dries Mertens ha preso una piega del tutto inedita da quando ha appeso gli scarpini al chiodo. Sebbene l’ex idolo del Maradona non sia completamente scomparso dai radar sportivi, è evidente come il mondo del pallone non rappresenti più l’epicentro della sua quotidianità. Alla vigilia dell’attesa sfida iridata tra il suo Belgio e l’Egitto, l’ex attaccante partenopeo ha aperto le porte della sua nuova vita, raccontando un anno sabbatico trascorso in giro per il globo all’insegna della libertà assoluta e della famiglia, senza mai recidere quel cordone ombelicale invisibile che lo lega indissolubilmente alla città di Napoli. Tra nuove passioni sportive e riflessioni sul futuro, il belga si gode un presente fatto di ritmi decisamente più compassati.
Il giro del mondo in camper, la racchetta da padel e l’ironia sul futuro
La lontananza dal terreno di gioco ha permesso all’ex fantasista di esplorare nuovi orizzonti e di dedicarsi a passioni a lungo rimandate. Il pallone è stato sostituito da mappamondi e racchette, come ha confidato lui stesso con estrema onestà: “Mi sono un po’ stancato del calcio e non so che cosa farò ora”. La sua routine attuale racconta di lunghi mesi trascorsi a esplorare continenti lontani, vivendo esperienze radicalmente diverse da quelle di un atleta professionista: “Ho girato il mondo con la mia famiglia. Indonesia tre mesi, Australia tre mesi, Cina uno. In Australia abbiamo girato in camper. Byron Bay è un posto da consigliare: spiagge leggendarie e puoi campeggiare sul mare”. Oltre ai viaggi, la vera folgorazione sportiva post-ritiro porta il nome di uno sport sempre più popolare: “Ho voglia solo di giocare a padel e devo imparare a giocare a destra: non sono abbastanza bravo per stare a sinistra”. E quando gli si chiede di immaginare un possibile ritorno nel mondo del calcio con una veste ufficiale, l’ex azzurro non perde la sua proverbiale ironia partenopea, stilando una personale pagella sulle sue aspirazioni professionali: “Allenatore 5, direttore sportivo 8, agente 0. E pizzaiolo? Dieci”.
Il Mondiale del Belgio e il richiamo inossidabile del Golfo
Il richiamo della Coppa del Mondo riesce comunque a riaccendere la fiamma, specialmente quando in campo scende la sua Nazionale. Analizzando il momento del Belgio, Mertens appare estremamente fiducioso proprio grazie alla minore pressione mediatica rispetto alle spedizioni passate: “Rispetto al passato ci sono meno aspettative ed è un vantaggio: senza stress si gioca meglio. Possiamo arrivare in fondo e magari vincere. Il Belgio ha giovani forti e una squadra che può fare bene”. Riguardo alle scelte offensive del ct, l’ex attaccante ha le idee chiare sulle gerarchie: “Lukaku sta tornando e De Ketelaere sta bene: io dico di farli giocare insieme”. L’atmosfera iridata fa riaffiorare inevitabilmente i ricordi più dolci della sua carriera internazionale: “Il gol all’Algeria nel 2014 è il momento più bello, mi mandarono i maxischermi in Belgio, la gente che festeggiava”. Eppure, in mezzo a tutti questi viaggi e ricordi mondiali, il pensiero torna sempre a Napoli, un luogo dell’anima che continua a magnetizzarlo. Della città partenopea ricorda con malinconia “Il suono del mare dal terrazzo di casa”, aggiungendo una dichiarazione d’amore incondizionata: “Non cambierei nulla, Napoli va presa com’è”. Infine, si lascia scappare un consiglio rivolto al connazionale Kevin De Bruyne, una battuta che suona come una dichiarazione d’intenti sul fascino della piazza azzurra: “Gli direi di restare, può ancora fare la differenza. Passare da Manchester a Napoli ti cambia la vita”.





