Ospite dei microfoni di Sky Calcio Unplugged, Francesco Calzona, ex commissario tecnico della Slovacchia e già allenatore del Napoli, ha tracciato un bilancio a trecentosessanta gradi sul calcio attuale. Dalla crescita esponenziale di Khvicha Kvaratskhelia alla sua personale visione tattica, fino al desiderio di tornare ad allenare quotidianamente in un club, il tecnico ha offerto spunti di grande interesse, chiudendo con un’analisi lucida sui giovani talenti italiani.
Il rimpianto Kvaratskhelia: “Un fuoriclasse assoluto”
Il primo pensiero di Calzona è andato all’esterno offensivo georgiano, esploso al Napoli e ora protagonista indiscusso sul palcoscenico europeo. L’allenatore non ha nascosto il dispiacere per il suo addio al calcio italiano, esaltandone le doti fuori dal comune:
“Kvara? Penso che fosse nel suo DNA arrivare dove è arrivato, è un giocatore fantastico che non ha qualità comuni. Purtroppo non siamo riusciti a trattenerlo in Italia, ma ha fatto uno step in avanti, sta giocando la Champions da protagonista, si parlerebbe anche di Pallone d’Oro se fosse andato al Mondiale. Giocatore fantastico da vivere e da allenare, ha qualità impressionanti”.
Filosofia di gioco: tra equilibrio e spettacolo
Interrogato su cosa significhi proporre un “bel calcio” oggi, Calzona ha ribadito l’importanza di un’organizzazione solida, senza però rinunciare alla creatività e al divertimento per il pubblico sugli spalti:
“L’equilibrio è fondamentale. Io parto dal concetto che la fase difensiva è la prima cosa e deve essere organizzata, la fase offensiva si può anche lasciare libertà di inventiva ai calciatori. A me piace cercare di proporre un calcio che possa anche divertire, la gente viene allo stadio per quello, il risultato è fondamentale, ma si vuole anche altro… Si parla del Napoli di Sarri, dell’Olanda di Cruijff, del Milan di Sacchi… Ci si ricorda anche del bel calcio, speculare non mi piace. Devo avere la sensazione di poter vincere con qualsiasi avversario”.
Il ritorno in panchina: la Serie A in cima ai desideri
Dopo l’esperienza da Commissario Tecnico, che gli ha regalato la qualificazione all’Europeo ma anche le classiche difficoltà legate ai tempi ristretti delle Nazionali, Calzona ha le idee chiarissime sul suo prossimo passo professionale:
“La nazionale ti dà tanto, ma ti leva tanto. […] Il calcio di club è un’altra cosa, stai tutti i giorni sul campo e chi fa questo mestiere vuole farlo. Mi piacerebbe tornare in una società, l’Italia ha la priorità, ma non disdegno l’estero, in Slovacchia è stata un’esperienza fantastica. La Serie A è difficile tatticamente, gli allenatori sono molto preparati, ce ne sono tanti bravi”
I giovani in Italia: una questione di coraggio
Infine, l’ex tecnico azzurro ha respinto categoricamente la tesi secondo cui mancherebbe il talento nel nostro Paese, puntando il dito contro la poca propensione a rischiare i ragazzi in prima squadra:
“Non sono d’accordo sul fatto che ci sono troppi stranieri in Italia o che non ci siano talenti. Dobbiamo avere più coraggio a far giocare i giovani, le nostre nazionali giovanili primeggiano… Bisogna avere pazienza e dar loro la possibilità di sbagliare. Incontrare nazionali che hanno 6-7 giocatori nati dal 2003 al 2007 e vedere che noi facciamo fatica, ci deve far pensare. Ci vuole coraggio, bisogna partire tranquillamente da questo punto. Ho portato all’Europeo un 2005 che giocava nella Primavera del Feyenoord che è Sauer, non bisogna aver timore di farli giocare”.





