Rimonta Napoli al Maradona: Lecce battuto tra sogni Scudetto e realtà

Vincere aiuta a vincere ed a aumentare la fiducia per un finale di stagione importante ma, cortesemente, riponete nel cassetto le fantomatiche tabelle-Scudetto che si vedono in giro, in nome di una rimonta ai danni dell’Inter che avrebbe del memorabile. La terza vittoria di fila, contro il Lecce, porta il distacco dai nerazzurri a nove punti: tantissimi, e poi c’è sempre il Milan di mezzo, che inizia a crederci per davvero, soprattutto dovesse battere la Lazio di Sarri e portarsi a meno cinque.

Ma, se davvero si volesse perseguire questo incredibile tentativo, il Napoli avrà l’obbligo di vincere tutte le partite da qui alla fine, come aveva l’obbligo di fare tre punti contro il Lecce, anche perché alle spalle dei campioni d’Italia la battaglia per la Champions non concede rilassamenti.

Il turno casalingo contro i salentini, gestibile sulla carta (ma solo su quella) autorizzava a sperare in un Sabato tranquillo, ad una vittoria facile e senza grossi intoppi, ma chi segue questo Napoli sa benissimo che la parola “tranquilla” non esiste.

Esiste, al contrario la voce “sofferenza”, perché attraverso quella che arrivano i tre punti, dopo una partita iniziata in salita da subito, rincorrendo il Lecce, passato immediatamente con Siebert, ed un primo tempo orribile, dove le annotazioni più importanti si registrano quasi tutte a favore del Lecce.

Due parole anche per la formazione allenata da Di Francesco, allenatore che dopo la storica semifinale di Champions ottenuta con la Roma ha visto la sua carriera sprofondare vertiginosamente, tra retrocessioni ed esoneri in giro per l’Italia; ma questo Lecce, per quanto sulla carta può essere indicato come terza retrocessa insieme alle già spacciate Pisa e Verona, ha confermato al Maradona del suo ottimo stato di forma.

La partita di ieri racconta di un primo tempo appannaggio dei salentini, molto più vicini al 2-0 più di quanto sia stato il Napoli al pareggio. Una sconfitta, probabilmente immeritata, pagando qualche disattenzione e, soprattutto, il pesante gap tecnico che intercorre tra le due formazioni.

Perché, se è vero che nel primo tempo Conte presenta l’importante ed intrigante novità di Zambo Anguissa titolare, è altrettanto vero che il camerunense non è quello che conosciamo. Recuperare da un lungo infortunio, per uno come lui, di gamba e polmoni, non è cosa che si possa fare in due spezzoni di partita, ed infatti, il centrocampista partenopeo risulta essere uno dei peggiori del Napoli, nel suo primo ed unico tempo nel quale passeggia per il campo, infilato a doppia velocità dai centrocampisti del Lecce. Inevitabile per lui la sostituzione, che sarebbe arrivata comunque nell’arco della ripresa.

Parlavamo di qualità che ha fatto la differenza, ed infatti Conte nella ripresa inserisce De Bruyne e McTominay, altra buona notizia il rientro dello scozzese, per un Napoli che di settimana in settimana recupera le sembianze di quello che avrebbe dovuto essere in questa stagione e che per i motivi che tutti sappiamo, non è potuto essere. Ma calciatori come Kevin e Scott fanno tutta la differenza del mondo quando la forma fisica li accompagna e le zolle in campo da calpestare non sono le stesse, per l’antico dilemma che ha alimentato pagine di giornali e di siti web, ad inizio stagione.

Ma il vero protagonista della partita, con buona pace del belga e dello scozzese è Matteo Politano, ieri finalmente fattore determinante per la conquista dei tre punti. Spesso bistrattato su queste righe, non tanto per la generosità e la dedizione alla causa ma per la atavica mancanza di consistenza e di precisione di zona gol. Lui, che solo a metà Marzo sblocca la casella “gol segnati” con un sinistro al volo su azione di calcio d’angolo. Gol bello e altrettanto prezioso, che va ad incorniciare il suo secondo tempo iniziato alla grandissima, con l’assist per il pareggio di Hojlund. Prestazione da “Man of the Match” per il laterale romano, a cui (speriamo) possa dare seguito con altre segnature.

A proposito del gol di Hojlund, da opportunista e rapace dell’area di rigore: che bello vedere una squadra giocare in verticale, che con tre passaggi arriva in porta, al posto della tediosa ed infinita serie di passaggi in orizzontale. Gol bello, quello del danese, costruito sull’asse verticale Gilmour-Politano e poi su quello orizzontale Politano-Hojlund. Il centravanti, con questo gol arriva alla doppia cifra in campionato, con tendenze almeno a 13-15 gol per fine stagione: un bottino niente male per una squadra che non segna tantissimo in proporzione al potenziale a disposizione e che, con Conte, ha da sempre posto come priorità la solidità difensiva per portare a casa il risultato.

Solidità difensiva che attualmente il Napoli non ha, finendo con almeno un gol al passivo anche contro il Lecce, confermando per l’ennesima volta come l’apparato difensivo partenopeo abbia bisogno di qualche revisione. Il “clean-sheet” più recente risale a metà Gennaio, contro il Sassuolo e da allora gli azzurri hanno imbarcato tanta, troppa, acqua. Come ieri, il gol di Siebert nasce da un calcio d’angolo sul quale Meret è indeciso tra l’uscita e il rimanere tra i pali, e una disposizione in area di rigore pessima, tale da concedere al centrale del Lecce il comodo e vincente stacco di testa. Ma anche dopo non sono rose e fiori, perché con Zambo in bambola il filtro a centrocampo è quasi inesistente; perché Beukema non può mai tenere il passo di Banda; perché Olivera non aiuta l’attacco in costruzione e è poco deciso anche in copertura; perché ogni (indecisa) uscita di Meret mette i brividi.

Per fortuna, i partenopei contengono i danni ad un solo gol di svantaggio ed è questo, probabilmente, il grande rammarico per Di Francesco: il non aver dato il colpo del K.O. al Napoli senza anima e senza gioco del primo tempo. Ma è lapalissiano che un atteggiamento difensivo come questo non aiuta, ma questo Conte lo sa perfettamente.

E quindi, archiviamo quest’altra partita, potendo preparare in serenità la trasferta di Cagliari, ultimo impegno prima della sosta per le nazionali. Anche sull’isola la ricerca dei tre punti sarà fondamentale, per tenere il passo del Milan, tenere a distanza le dirette inseguitrici e, perché no, riprendere la corsa allo Scudetto, in un discorso chiuso a doppia mandata già da svariate settimane. Però sognare è gratis, quindi perché non farlo? Se poi davvero l’Inter entrasse in un tunnel di insicurezze ed ansie di poter perdere un Scudetto già in tasca, il Napoli sarebbe davvero in grado di approfittarne?

Milan permettendo e, soprattutto, Cagliari permettendo, squadra che l’anno scorso recitò la parte di attore non protagonista della festa del quarto Scudetto e che, nel match di andata di questo campionato, al Maradona, cedette il passo solo in extremis. Sull’isola, sarà un’altra storia, ma speriamo con lo stesso finale, magari con un pizzico di sofferenza in meno.