Il Direttore Sportivo dell’Inter, Piero Ausilio, ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni di Colpi da Maestro. Il dirigente nerazzurro ha ripercorso la sua carriera, svelando retroscena di calciomercato e facendo chiarezza sul post Simone Inzaghi: dai rumors su Cesc Fabregas alla definitiva scelta di puntare su Christian Chivu. Le parole del Ds riportate da fcinter1908.it:
“Fabregas? Ci provammo quando ancora non aveva un contratto col Barcellona: Casiraghi mi fece una testa così. Si provò ma andò all’Arsenal. Da allenatore? Ho sicuramente stima di lui e farà una carriera brillantissima: non c’è mai stata un’Inter vicina a lui. Si parla tanto e fa parte del gioco e il primo a saperlo è stato Chivu: quando ci siamo trovati di fronte alla scelta di Inzaghi dovevamo mettere giù delle idee. E la principale era Chivu: poi io lo conoscevo”.
Inter, Ausilio su Chivu
“E’ un ragazzo incredibile e vero e lo sta dimostrando anche da allenatore: noi lo conoscevamo dal settore giovanile. Ma anche Parma, se scegli di andare lì a salvarti: bravo lui a rischiare e quel rischio l’ha portato all’Inter. E’ sempre stata la prima scelta, lui lo sapeva: poi si fanno dei pensieri anche sugli allenatori, ma siamo andati tutti dritti su di lui e siamo stracontenti”.
Ausilio ricorda il colpo Lautaro
“E’ stata molto particolare, non tutte le trattative vanno così. Presi un aereo, e quando un ds prende un aereo e torna senza il giocatore, sono problemi di immagine. Mi ricordo quel periodo, era difficile: c’era da giocare una partita apparentemente facile a Crotone e decisi, sbagliando, che poteva essere la settimana giusta per cercare l’impossibile. Lui era abbastanza orientato verso l’Atletico, mancava una firma tra i due club: quando parti così svantaggiato i rischi di non farcela sono tanti. Sfruttando i buoni rapporti con Milito, decisi di rischiare: andò bene. Ci furono situazioni che peggiorarono la trattativa perché quando tutto era stato già chiuso, lui fece tre gol e ricominciammo da capo. Però costò 20 milioni in totale. Ma tornai col contratto firmato e con grande soddisfazione: è il nostro capitano e ha un valore importantissimo per l’Inter e per il calcio”.
TRATTATIVE – “Io parto sempre da un vantaggio, quello del calciatore. Con Lautaro non lo era e abbiamo dovuto accontentare il club e partire da zero con lui. Ma nel 90% delle trattative devi essere convincente col giocatore, fargli capire che valore ha l’Inter e gli obiettivi, quali sono gli aspetti in cui può migliorare: l’allenatore sta diventando importante, quasi tutti vogliono parlare con l’allenatore e conoscere le sue idee. Quando è possibile, conoscere il giocatore può dare un vantaggio quando arriva. Bisogna conoscere le idee di calcio dell’allenatore: se fa il 3-5-2 non puoi cercare attaccanti esterni. Poi devi parlarci e devi capire la sua idea sui calciatori: quasi sempre ti dà le caratteristiche e il prototipo, tu devi dare dei nomi. Poi succede con quelli più esperti che arrivino a proporti nomi precisi: e lì fai il possibile. Ma si parte dal presupposto che è il club che fa le scelte rispettando le idee dell’allenatore trovando i profili giusti e non per forza quel nome che ti indica”.
Ausilio: “All’Inter ci sono state tante belle operazioni”
“Quello di Lautaro è stato pazzesco, ma in 28 anni ce ne sono stati anche da settore giovanile: per me è un rimpianto, poteva fare molto di più. Feci tanto per portare all’Inter Balotelli, in quegli anni era tanta roba e manco lui sapeva quanto era forte. Ho sempre nel cuore Kovacic, ho portato all’Inter Bonucci, un’operazione particolare. Penso a Pandev, Thuram… Quelli più recenti sono stati belle operazioni in rapporto alla qualità dei giocatori: penso a Calhanoglu, Thuram, Mkhitaryan, De Vrij, Acerbi. Sono arrivati a zero e sono stati protagonisti importanti dei recenti successi. Sono giocatori importanti e attuali presi qualche anno fa sfruttando una situazione contrattuale favorevole. Noi eravamo in una fase di ricostruzione: io amo ricordare il lavoro di tanti allenatori, ma il vero progetto oggi ancora è vincente, siamo sempre lì. Siamo partiti con Spalletti e tornati in Champions, il passo che andava fatto dopo anni, ci ha permesso di sviluppare il progetto: con Conte siamo tornati vincenti, con Inzaghi ci siamo consolidato da vincenti ad altissimo livello. Per ricostruire l’Inter abbiamo dovuto usare i parametri zero, tutta gente che ha portato qualità dentro e fuori dal campo, penso ai valori che ti danno anche fuori”.
(Foto: inter.it)





