Napoli, gli applausi del Maradona non cancellano il fallimento europeo

Antonio Conte allenatore del Napoli

Il Maradona ha applaudito, ed è giusto così. Ha premiato la volontà e la grinta di chi, in tredici uomini contati, ha lottato contro il Chelsea finché le energie lo hanno permesso. Ma l’emozione di una notte, ovviamente, non deve offuscare la lucidità: il Napoli chiude la sua Champions con un fallimento sportivo senza precedenti per la storia recente europea targata Aurelio De Laurentiis.

Finire al 30° posto su 36, dietro a club del calibro di Pafos e Qarabag, è un verdetto che non ammette repliche né scuse.

Champions League-Napoli: l’obiettivo minimo erano i playoff

La qualificazione ai playoff, obiettivo minimo per chi porta lo scudetto sul petto, non è sfuggita sicuramente ieri contro Palmer e Joao Pedro, ma è stata gettata via nel disastro olandese col PSV, nell’incapacità di segnare a un Eintracht Francoforte che ha subito gol da chiunque, e soprattutto nel suicidio danese, dove il Napoli è riuscito nell’impresa di farsi rimontare dal Copenaghen pur essendo in vantaggio di un gol e di un uomo. Un cammino imbarazzante che ha trasformato una squadra “pretendente alla vittoria finale”, che già faceva ridere, nella ‘barzelletta’ d’Europa.

Infortuni Napoli: non un alibi

Gli infortuni sono una causa, non un alibi. Se a gennaio hai un’infermeria che sembra un ospedale di guerra, bisogna avere il coraggio di interrogarsi su un metodo di lavoro che logora i calciatori fino a distruggerli fisicamente, e a volte anche mentalmente. La scoperta di Antonio Vergara è l’unico raggio di luce, ma arrivato per puro caso: è possibile che il talento debba attendere lo ‘sterminio muscolare’ per trovare spazio? Perché si è preferito insistere su gerarchie e fissazioni invece di provare a dare ‘freschezza’ alla rosa?
Il mercato da circa 150 milioni di euro ha prodotto errori certificati e una fragilità strutturale che oggi presenta il conto.

Uscire dalle prime 24 è un fallimento che va analizzato con dati alla mano. E i dati non mentono: il Napoli è stato disastroso. Ora restano Coppa Italia e un piazzamento Champions da difendere con le unghie: fallire anche quelli significherebbe trasformare una stagione complicata in una catastrofe senza ritorno.

(Foto: sscnapoli.it)