Una notte magica, difficile da dimenticare. Con la clamorosa tripletta messa a segno contro il Sassuolo, Antonio Raimondo è balzato in testa alla classifica marcatori della Serie A, trascinando il sorprendente Frosinone di Massimiliano Alvini fino al quarto posto in classifica. Il giovane attaccante classe 2004 si è raccontato in una lunga intervista concessa a La Gazzetta dello Sport, svelando le emozioni del post-partita e la sua voglia di continuare a stupire.
L’adrenalina per la prestazione ha tenuto sveglio il bomber ciociaro fino alle prime luci dell’alba:
“Mi sono addormentato verso le 6. Ho ripensato ai gol, sentivo ancora l’adrenalina. Messaggi? Tanti. Anche se le persone che mi vogliono bene erano allo stadio e hanno vissuto tutto dal vivo”.
L’impatto di Alvini e l’esultanza da pistolero: “Nessun paragone, penso alla salvezza”
Nonostante il momento d’oro, Raimondo mantiene i piedi ben piantati a terra. Il merito della sua esplosione è da condividere con l’ambiente e, in particolare, con mister Massimiliano Alvini, fondamentale per la sua crescita tattica e mentale. L’attaccante ha infatti sottolineato il grande spessore umano dell’allenatore e l’accoglienza ricevuta dal direttore Castagnini:
“C’è grande entusiasmo, ma il nostro obiettivo è la salvezza come ci ha ribadito Alvini. Si torna al lavoro più di prima perché il nostro campionato comincia adesso. Il mister mi ha migliorato perché mi martella tutti i giorni insieme al suo staff. Mi ha fatto fare un salto di qualità nella continuità, nell’attacco dello spazio e nella protezione palla”.
Un percorso fatto di grande resilienza, senza mai mollare, che lo ha portato a festeggiare i gol con un’esultanza ormai iconica da “pistolero”. Il giocatore, però, allontana qualsiasi accostamento ingombrante, sia con il celebre gesto di Batistuta, sia con i fuoriclasse internazionali come Yamal e Raphinha: “Niente paragoni, per carità. Assomigliare a Batistuta solo vagamente sarebbe già troppo. Yamal e Raphinha? Loro sono fuoriclasse, lasciamo perdere”.
Il dolce ricordo di Mihajlovic, il Bologna e il sogno azzurro
Una parte toccante dell’intervista è stata dedicata a Sinisa Mihajlovic, il tecnico che per primo ha creduto in lui lanciandolo nel calcio dei grandi con la maglia del Bologna ad appena 17 anni. Raimondo ha condiviso un aneddoto emozionante legato all’esordio da titolare contro il Genoa:
“Lo ringrazierò per tutta la vita per avermi lanciato. Ricordo quando mi fece giocare titolare contro il Genoa. Lui purtroppo stava già male. Lo incontrai nel corridoio di Casteldebole e non l’avevo riconosciuto perché era tutto incappucciato. Mi disse: ‘Tieniti pronto perché ti farò giocare’. E così è successo”.
In chiusura, uno sguardo al futuro. Se per un eventuale ritorno a Bologna a fine prestito la palla passerà alle società (“Non sta a me deciderlo, penso solo al Frosinone”), l’obiettivo a lungo termine ha le tinte del tricolore. La chiamata della Nazionale di Luciano Spalletti non è più solo un’utopia: “La Nazionale è un sogno e un obiettivo. Se dovesse arrivare una chiamata risponderei sicuramente presente”.





