A dieci anni esatti dalla sua ultima stagione da calciatore, Francesco Totti apre il libro dei ricordi e delle emozioni in una lunga e toccante intervista rilasciata al Corriere della Sera. Lo storico capitano giallorosso ha ripercorso i momenti più bui e complessi vissuti subito dopo aver appeso gli scarpini al chiodo, un trauma emotivo profondo che lo ha segnato intimamente.
Il passaggio dal campo alla vita “normale” ha rappresentato un ostacolo durissimo da superare, aggravato ulteriormente dal forte dolore per la scomparsa del genitore:
“Da una parte quello era il giorno più bello della mia vita, ma dall’altra c’era tanta malinconia. Ero morto dentro. C’è stato un momento in cui ho rischiato la depressione. Non riuscivo a ritrovare il senso delle cose. Mi sentivo solo in mezzo all’oceano. Quel vuoto si è fatto una voragine con la morte di papà: quando se ne è andato, mi è mancata l’aria”.
Il richiamo della Roma e i “no” a Como, Genoa e Real Madrid
Il nome di Totti resta indissolubilmente legato ai colori giallorossi. Una fedeltà che lo ha spinto, subito dopo aver smesso di giocare, a declinare le lusinghe di Genoa e Como pur di non indossare altre maglie. Un attaccamento viscerale che rievoca anche il celebre rifiuto ai Galacticos del Real Madrid nel 2004, una scelta professionale e di vita dettata unicamente dal cuore.
Sulla possibilità di un ritorno nella Capitale da dirigente, l’ex numero 10 fissa paletti molto chiari. Non c’è nessuna preclusione, ma una condizione non negoziabile: essere protagonista delle scelte tecniche e non un semplice uomo immagine.
“La Roma è stata, è e sarà sempre tutto per me. Tornare? Mai dire mai. Ai tempi di Pallotta io ho lasciato tre anni e mezzo di contratto perché non volevo fare la bella statuina. Mi sembrava naturale che uno come me fosse coinvolto nell’area tecnica. Mi hanno cercato per il centenario, ma sempre stretto in quel ruolo formale. Se hanno bisogno della mia conoscenza del calcio, sono qui”.
La verità su Spalletti: “Rapporto bellissimo, i problemi creati dalla società”
L’intervista ha offerto l’occasione per fare definitivamente chiarezza sul rapporto con Luciano Spalletti, incrociato di recente sul set di uno spot pubblicitario. Totti ha spazzato via le voci di vecchi rancori, puntando invece il dito contro le dinamiche e le influenze societarie dell’epoca: “Io e lui avevamo un rapporto bellissimo, che andava oltre il calcio. Nell’ultimo anno ci sono stati problemi, attriti velenosi che secondo me venivano dall’alto. Qualcuno lo ha convinto che io abbia tramato per mandarlo via, ma è vero il contrario. Io non ho mai remato contro nessun allenatore”.
Il dramma sfiorato con il Covid e lo stop forzato del figlio Cristian
In chiusura, Totti ha rivelato due dolorosi retroscena legati alla salute. Il primo riguarda la sua personale battaglia contro il Covid-19, che lo ha portato a un passo dal ricovero ospedaliero con una saturazione scesa a 87 e una grave broncopolmonite, poi superata anche grazie ai consigli provvidenziali del professor Zangrillo.
Il secondo tocca da vicino il figlio Cristian, costretto ad abbandonare prematuramente il calcio giocato a causa di una macchiolina emersa vicino al cervello (localizzata nel cosiddetto acquedotto di Silvio). Il CONI gli ha giustamente revocato l’idoneità sportiva: “Avrebbe dovuto operarsi per tornare a giocare. Ma abbiamo deciso che fosse meglio lasciar stare. Era il cervello, non un gomito”.





