Tra trionfi, scelte di cuore e momenti di inevitabile smarrimento, la carriera di Leonardo Bonucci è stata un condensato di emozioni forti. L’ex difensore bianconero, oggi prezioso collaboratore nello staff della Nazionale italiana, ha ripercorso le tappe fondamentali del suo percorso calcistico in una lunga e intima intervista rilasciata all’agenzia World Soccer Agency di Alessandro Lucci. Dalle notti magiche di Champions League al corteggiamento serrato di Pep Guardiola, fino al delicato passaggio al Milan e alle vicende familiari che hanno segnato le sue scelte.
L’ascesa, la Champions e il corteggiamento di Guardiola
Il biennio 2014-2016 ha rappresentato l’apice della carriera dell’ex centrale, capace di imporsi come uno dei migliori difensori al mondo per capacità di impostazione e leadership. Proprio queste doti attirarono le attenzioni del Manchester City:
“Le stagioni 2014/15 e 2015/16 mi hanno permesso di raggiungere vette incredibili nella mia carriera. […] Per il mio stile di gioco, l’allenatore che predilige di più giocare da dietro è Guardiola. Così cominciò un corteggiamento serrato per diverse settimane. Quando ti chiama Guardiola non è un corteggiamento qualsiasi. Cominci a vacillare, nel mezzo c’era l’Europeo e dovevo stare concentrato, ma anche durante il torneo ci sono stati momenti di condivisione”.
Il cuore bianconero e la malattia del figlio Matteo
Nonostante il fascino della Premier League e la prospettiva di essere allenato dal tecnico catalano, il legame con la Juventus si è rivelato più forte di qualsiasi tentazione. Una scelta dettata dall’amore per i colori bianconeri, ma anche dalle delicate vicende familiari legate alla malattia del figlio Matteo, che hanno spinto il difensore a restare nella sua comfort zone torinese, supportato dalla ferrea volontà del club di non cederlo a nessuna cifra:
“Da parte mia, l’idea di lasciare la Juventus mi faceva tremare il cuore. Alcuni giorni mi dicevo ‘Bellissimo, la Premier League, Guardiola’, il giorno dopo invece ‘Ho sempre sognato la Juventus’. […] La malattia di Matteo e il mio non sentirmi al 100% pronto a lasciare la Juve – che mi diceva che anche se fosse arrivata una cifra incredibile non mi avrebbe ceduto – è stata una normale conseguenza rimanere. Essere allenato da Guardiola mi avrebbe permesso di avere un bagaglio più grande, sotto l’aspetto tecnico e tattico. Analizzare il percorso dentro e intorno all’ambito sportivo è stata una crescita”.
Il discusso trasferimento al Milan: “Avevo perso lucidità”
Infine, Bonucci ha affrontato con grande onestà intellettuale uno dei momenti più controversi e discussi della sua carriera: il clamoroso trasferimento al Milan nell’estate del 2017. L’ex difensore ha ammesso l’errore di valutazione, figlio di tensioni interne e di un momento di confusione emotiva:
“L’anno dopo, con il passaggio al Milan, è stato poco incisivo perché io avevo perso lucidità dopo i fatti che erano successi nel 2017. In quel caso [Alessandro Lucci, ndr] è stato lucido nell’analisi della situazione. Stavo per diventare una colonna della Juventus, e il percorso che dovevo fare era quello lì. Non era successo nulla che mi facesse pensare ‘Non stai più bene qui, devi andare via’. Ero nella comfort zone che mi rendeva performante e quindi non aveva senso andare via”.





