Lione, Openda si racconta: “La Juve mi ha fatto crescere, nessun rimpianto”

L’avventura alla Juventus, la spietata concorrenza nel reparto offensivo e il nuovo capitolo in Francia per ritrovare continuità. Lois Openda, attaccante belga attualmente in prestito all’Olympique Lione dal club bianconero, è tornato a parlare del suo approdo a Torino nel corso di una lunga intervista rilasciata al prestigioso quotidiano transalpino L’Equipe. Dalle prime trattative fino alla gestione delle pressioni in un top club, il giocatore ha tracciato un bilancio lucido della sua esperienza italiana.

Il retroscena di mercato e l’impatto con la Serie A

In apertura, Openda ha riavvolto il nastro fino all’estate del 2025, svelando i dettagli dei primi contatti con la dirigenza bianconera e la sua visione sulle dinamiche tattiche del calcio italiano:

“Perché andare alla Juve? Nel 2025, durante la pausa estiva ho parlato con Damien Comolli. Mi ha spiegato come voleva utilizzarmi in un campionato competitivo. In Italia, la squadra che gioca molto bene con gli spazi alle spalle della difesa è l’Inter, e anche la Roma sta iniziando a rendersene conto”.

La gestione Tudor e la convivenza con Vlahovic e David

L’attaccante si è poi soffermato sull’aspetto puramente tecnico della sua permanenza a Torino. Nonostante la forte volontà dell’allora tecnico Igor Tudor di puntare su di lui, Openda ha dovuto fare i conti con un reparto avanzato decisamente affollato, provando però a ritagliarsi un ruolo complementare:

“L’allenatore mi voleva. Ma Dusan Vlahovic e Jonathan David giocavano già in quella posizione. Sentivo di poter completare Jonathan David, un giocatore molto forte, tecnicamente dotato e generoso. Potevo inserirmi alle spalle della difesa e chiedergli la palla”.

Nessun errore: la Juventus come palestra mentale

Nonostante la necessità di trasferirsi al Lione per trovare maggiore minutaggio, Openda ha respinto con forza l’idea che la scelta di firmare per la Juventus sia stata un passo falso per la sua carriera, elogiando anzi il bagaglio d’esperienza accumulato all’ombra della Mole:

“Non ho sbagliato. Mi ha aiutato a lavorare su certi aspetti che non avevo nemmeno considerato, come giocare in posizioni diverse o non giocare quando sai di essere pronto. È un club europeo molto importante, quindi devi anche essere in grado di gestire mentalmente questo tipo di situazioni. Sapevo esattamente a cosa andavo incontro e sono certo che, in circostanze diverse, sarebbe andata meglio. Non ho dubbi sulla mia scelta; se fosse stato un errore, non sarei qui a Lione, perché il Lione rimane una squadra molto forte”.