Il ribaltone tecnico sotto le Due Torri ha scosso l’ambiente rossoblù. Dopo l’esonero di Domenico Tedesco maturato in appena quattro giornate e il fulmineo ingaggio di Raffaele Palladino, l’amministratore delegato del Bologna, Claudio Fenucci, è intervenuto in conferenza stampa per fare totale chiarezza. Accompagnato dalla dirigenza, l’AD ha spiegato nel dettaglio le motivazioni dietro una scelta definita “irrituale” per il modus operandi del club, svelando i retroscena che hanno portato al repentino cambio in panchina.
L’esonero di Tedesco: “Scarsa capacità di incidere sul gruppo”
Fenucci ha innanzitutto voluto ringraziare il tecnico uscente per la professionalità, sottolineando però come il feeling tecnico e tattico con la rosa non sia mai realmente sbocciato, spingendo la società a una riflessione immediata in sinergia con Giovanni Sartori e Marco Di Vaio:
“Con Tedesco abbiamo condiviso un percorso breve, abbiamo deciso di esonerarlo dopo 4 giornate di campionato. Una decisione fuori dalle nostre abitudini. […] Un professionista che ha provato a portare le sue metodologie, ma per diverse ragioni non hanno prodotto i risultati che speravamo.
Con Sartori e Di Vaio vedendo le metodologie di lavoro, la proposta che il mister portava avanti e i riflessi sulle performance della squadra ci siamo preoccupati, perché pensavamo che la capacità di incidere del mister fosse inferiore alle attese. […] Sembrava che la squadra non riuscisse a interpretare ciò che il mister volesse”.
Il vertice post-Napoli e l’accelerazione decisiva
A far precipitare la situazione è stata in particolare la prestazione contro il Napoli. L’amministratore delegato ha rivelato come un vertice successivo alla gara abbia evidenziato troppe incertezze da parte di Tedesco, convincendo la dirigenza ad accelerare i tempi per non perdere l’occasione di ingaggiare l’obiettivo primario per la successione:
“I dubbi sono nati strada facendo, anche dopo la partita di Napoli. Soprattutto il secondo tempo è stato molto difficile. Abbiamo poi avuto una riunione con il mister, Sartori e Di Vaio. Lui ci ha espresso alcune considerazioni con cambiamento di metodo e posizionamento dei giocatori. Ne è uscito un quadro un po’ confuso, allora ci siamo riuniti: il rischio del cambio nelle settimane successive diventava alto. C’era il rischio di perdere un allenatore con cui avevamo avuto contatti. Abbiamo deciso così di accelerare la decisione perché avevamo la possibilità di portare Raffaele con noi”.
Il progetto Palladino: contratto triennale e ambizioni europee
La tempestività del licenziamento è stata dunque dettata dalla volontà di affidare subito il progetto a Raffaele Palladino, sfruttando strategicamente anche la lunga sosta per le Nazionali. Per lui, il club ha fatto un’eccezione importante, testimoniando la massima fiducia nel nuovo corso:
“Siamo andati avanti rapidamente, contattando mister Palladino che ha dato subito disponibilità a fare un percorso lungo, segnato dalla comune volontà e ambizione di tornare a giocarci le nostre chance per rientrare in Europa o vivere serate come Roma. Servirà la disponibilità dei giocatori, anche per andare oltre i propri limiti. […] Prima volta che firmiamo un triennale con un allenatore, c’è grande disponibilità per un percorso che possa dare tante soddisfazioni. La società non farà mai mancare il suo supporto finanziario”.





