Caso Doku, bufera sul Belgio: forfait per infezione e la clamorosa richiesta

Doku

Il Mondiale del Belgio rischia di essere pesantemente scosso da un caso spinoso che sta dividendo l’opinione pubblica e infiammando i dibattiti tra appassionati e addetti ai lavori. Nelle ultime ore, infatti, sta facendo enorme rumore la complessa situazione legata a Jérémy Doku, funambolico esterno offensivo in forza al Manchester City e pedina fondamentale nello scacchiere tattico dei Diavoli Rossi. Tra imprevisti di natura clinica e delicatissime scelte di vita personale, la permanenza del talento classe duemiladue all’interno della spedizione iridata appare improvvisamente in forte dubbio, gettando un’ombra sulle ambizioni della compagine europea.

Lo stop medico: infezione respiratoria e assenza contro l’Iran

Il primo tassello di questa intricata vicenda riguarda le attuali condizioni di salute del calciatore. Come comunicato ufficialmente dai vertici della federazione calcistica belga, Jérémy Doku è stato fermato ai box da una fastidiosa infezione respiratoria che lo costringerà a saltare matematicamente l’imminente e delicata sfida di questa sera contro l’Iran. Nonostante l’inevitabile apprensione iniziale, lo staff medico ha tenuto a rassicurare l’ambiente, precisando come il quadro clinico del ragazzo non sia assolutamente ritenuto grave o preoccupante. I tempi di recupero stimati lasciano infatti filtrare un cauto ottimismo, suggerendo che l’esterno offensivo possa tornare a piena disposizione del commissario tecnico già per l’ultimo e decisivo incontro della fase a gironi contro la Nuova Zelanda.

La scelta del cuore e la spaccatura dell’opinione pubblica

Il vero terremoto mediatico si è però scatenato attorno a una precisa e irremovibile volontà espressa dal giocatore al di fuori del rettangolo verde. Doku ha infatti comunicato alla dirigenza la propria intenzione di abbandonare temporaneamente il ritiro della Nazionale a partire dall’inizio del mese di luglio. Il motivo alla base di questa clamorosa richiesta è puramente familiare: l’attaccante desidera assistere in prima persona alla nascita del suo primo figlio, un lieto evento la cui scadenza è prevista proprio a cavallo tra la prima e la seconda settimana di luglio, date che andrebbero fatalmente a coincidere con la disputa degli eventuali quarti di finale della competizione iridata.

La ferma decisione del calciatore di anteporre il ruolo di padre a quello di atleta ha inevitabilmente aperto un dibattito feroce e polarizzato. Da un lato vi è una nutrita frangia di tifosi e opinionisti che ha etichettato la richiesta come inaccettabile, criticando la presunta mancanza di attaccamento alla maglia in un momento cruciale del torneo. Dall’altro lato, un altrettanto nutrito gruppo di sostenitori ha preso con forza le difese dell’uomo prima ancora che del professionista, rivendicando la sacralità del momento familiare e il diritto inalienabile di non perdersi l’istante più importante della propria vita privata.

(Foto: mancity.com)