Roma scopre il talento di Jodar: “Darderi ostacolo duro. Sinner un modello, Nadal l’idolo di sempre”

Jodar

Il Foro Italico ha un nuovo, giovanissimo beniamino. A soli 19 anni, Rafa Jodar sta bruciando le tappe nel circuito ATP: con l’approdo ai quarti di finale degli Internazionali d’Italia è diventato il tennista più precoce a raggiungere questo traguardo a Roma dai tempi di Novak Djokovic nel 2007. Un’ascesa vertiginosa che lo proietta virtualmente alla posizione numero 29 del ranking mondiale.

In una lunga e interessante intervista rilasciata a La Gazzetta dello Sport, il talento spagnolo ha fatto il punto sul suo momento d’oro, spaziando dall’imminente e delicatissima sfida contro il nostro Luciano Darderi fino ai suoi punti di riferimento dentro e fuori dal campo.

L’ostacolo Darderi e il “tabù” Sinner

Oggi, sulla terra rossa romana, Jodar si troverà di fronte Luciano Darderi, reduce dall’impresa titanica contro Alexander Zverev. Un match che lo spagnolo non prende assolutamente sottogamba:

“Devo essere pronto. Affrontare un giocatore di casa non è mai facile e lui arriva da una grande partita. Dovrò restare molto concentrato”.

Inevitabile, per i tifosi italiani, proiettarsi mentalmente verso una possibile finale contro Jannik Sinner, già incrociato a Madrid. Ma Jodar, dimostrando una grande maturità, preferisce tenere i piedi ben saldati a terra:

“Per carità, non facciamo questo tipo di previsioni. Non mi piace andare oltre con i pensieri. Affronto una partita alla volta e cerco di imparare da ogni incontro. Ho fatto due ottimi tornei e sto giocando a un livello molto alto, ma non mi monto la testa”.

Un approccio metodico e incentrato sul lavoro quotidiano (“Devo continuare ad analizzare volta dopo volta le mie prestazioni. Vedere cosa posso fare meglio e dove posso lavorare di più”) che ricorda molto da vicino proprio la filosofia del numero uno azzurro, per il quale lo spagnolo spende parole al miele: “Sinner è un punto di riferimento per tutto il circuito per il suo impegno, la sua dedizione totale”.

Il mito di Nadal e la famiglia

Cresciuto in Spagna, non sorprende che l’idolo tennistico per eccellenza sia il suo omonimo maiorchino, da cui cerca di trarre ispirazione non solo per i colpi, ma soprattutto per l’attitudine mentale:

“Sono spagnolo, ovviamente Nadal. Tutto quello che ha ottenuto ha un valore enorme e apprezzo molto anche il fatto che non abbia perso l’umiltà nonostante una carriera incredibile. Cerco di prendere esempio anche da questo”.

A guidarlo in questa prima fase cruciale della carriera c’è un altro Rafa: suo padre. Una presenza costante che funge da allenatore e manager, ma con il quale cerca di preservare la genuinità del rapporto familiare: “Cerchiamo, quando siamo a casa, di non parlare troppo di tennis e di mantenere un rapporto padre-figlio normale. Andiamo molto d’accordo, ora che mi sta accompagnando sono molto grato per lo sforzo che fa”.

Il calcio e l’omaggio a Bellingham

Fuori dal rettangolo di gioco, Jodar si definisce un “ragazzo normale, semplice”, appassionato di NBA e, soprattutto, di calcio. Una passione sfociata nella recente esultanza “alla Jude Bellingham” messa in mostra a Madrid, proprio sotto gli occhi del fuoriclasse del Real:

“Sì, è stata la prima volta che ho giocato in casa. Non sapevo che Jude sarebbe venuto, quando me ne sono accorto ho pensato che se avessi vinto sarebbe stato bello omaggiarlo così”.

Ora, però, l’attenzione torna prepotentemente sul tennis e sull’immediato presente romano. La settimana è ancora lunga e il giovane Rafa ha tutta l’intenzione di continuare a stupire.

(Foto: atptour.com)