Figc, sfida a due per la presidenza: ufficiali le candidature di Malagò e Abete

Malagò candidato alla presidenza

Adesso è ufficiale: saranno Giovanni Malagò e Giancarlo Abete a contendersi la presidenza della FIGC nelle elezioni in programma il prossimo 22 giugno. Entrambi hanno depositato la propria candidatura nelle ultime ore, aprendo di fatto la corsa alla successione di Gabriele Gravina.

Malagò, ex numero uno del Coni, ha sciolto definitivamente le riserve dopo aver ottenuto anche il sostegno della Lega Serie B, che si aggiunge agli appoggi già incassati da Serie A, Assocalciatori e Assoallenatori. Una spinta importante che ha convinto l’ex presidente olimpico a entrare ufficialmente in corsa.

“All’inizio volevo ascoltare tutte le componenti federali”, ha spiegato Malagò dopo il deposito della candidatura, sottolineando di aver mantenuto la parola data nelle scorse settimane.

Dall’altra parte c’è Abete, già presidente federale prima dell’era Gravina, che punta invece su un progetto di continuità e sulla propria esperienza nel mondo calcistico italiano. L’ex numero uno della Federcalcio ha parlato di una candidatura basata “su coerenza e credibilità”, ribadendo come il tema centrale debba essere quello dei programmi e non dei singoli nomi.

La Federazione dovrà ora verificare e ufficializzare le candidature entro il 22 maggio, data limite prevista dal regolamento elettorale. Successivamente partirà la vera campagna elettorale che porterà all’assemblea decisiva di giugno.

Quella tra Malagò e Abete è una rivalità che dura da anni. I due si erano già contrapposti nel 2013 nella corsa alla guida del Coni, quando Malagò riuscì a prevalere sostenuto da una parte consistente del movimento sportivo italiano. Da allora i rapporti tra i due dirigenti sono rimasti freddi, tra visioni differenti e scontri istituzionali legati anche alla gestione del calcio federale.

La nuova elezione arriva in un momento particolarmente delicato per il calcio italiano, reduce dalle polemiche successive al fallimento della Nazionale nella corsa al terzo Mondiale consecutivo mancato, situazione che ha accelerato il cambio ai vertici della Federcalcio.