Pescara, Sebastiani blinda Insigne: “Ha giocato con tre toradol, chi lo attacca non capisce”

Lorenzo Insigne con la maglia del Pescara

Il rammarico per l’epilogo amaro della sfida salvezza contro il Padova continua a far rumore nell’ambiente biancazzurro. Al centro delle discussioni e, purtroppo, delle polemiche di parte della tifoseria c’è Lorenzo Insigne. Il capitano del Pescara è finito sotto accusa per non essersi presentato dal dischetto nel momento più rovente della stagione, lasciando l’incombenza del rigore (poi fallito) al compagno di squadra Russo. Di fronte alle critiche, la società ha però deciso di alzare un muro compatto a protezione del suo leader.

La verità di Sebastiani: in campo per amore

A spegnere le polemiche e a fare chiarezza sulle reali condizioni dell’attaccante ci ha pensato in prima persona il presidente Daniele Sebastiani. Intervenuto ai microfoni de La Domenica Sportiva, il numero uno del club abruzzese ha difeso a spada tratta il giocatore, rivelando un retroscena che cambia completamente la prospettiva dell’episodio:

“Ha giocato da infortunato per puro amore della squadra. Chi se la prende con lui e con Brugman non si rende conto che se siamo qui, a giocarci questi traguardi, è solo grazie a loro”.

Il retroscena medico e la dinamica del rigore

La rinuncia al tiro dagli undici metri, dunque, non è stata frutto di paura, ma di un oggettivo limite fisico. Il presidente ha svelato i contorni drammatici della partita del capitano, sceso in campo stringendo i denti e affidandosi agli antidolorifici:

“Insigne ha giocato prendendo dei medicinali, ben tre dosi di toradol, e in realtà non doveva neanche essere in campo. Stava per essere sostituito proprio nel momento in cui l’arbitro ha assegnato il calcio di rigore, ma è voluto rimanere sul terreno di gioco per continuare a dare ancora una mano ai compagni, nonostante stesse visibilmente zoppicando”.

Scudo su Gorgone: “Non poteva costringere nessuno”

L’intervento di Sebastiani non si è limitato alla sola difesa del calciatore, ma si è esteso anche al tecnico Giorgio Gorgone, anch’egli criticato aspramente per non aver imposto gerarchie più rigide in occasione del penalty. La risposta del patron è stata tranciante:

“E che poteva fare il mister? Doveva forse entrare in campo con una pistola e costringere i calciatori a tirare il rigore?”.

Parole forti, che testimoniano la volontà della società di fare quadrato attorno al gruppo, respingendo le accuse esterne e riconoscendo il sacrificio di chi ha lottato, anche oltre i propri limiti fisici, per la maglia del Pescara.

(Foto: pescaracalcio.com)