L’estetica può attendere: il Napoli di Conte si adatta al “piattume” della Serie A

Prima di iniziare, due doverose parole per Alex Zanardi, spentosi ieri a 59 anni: uomo di sport, emblema di coraggio, spirito di sopravvivenza e volontà di spostare i limiti nonostante due incidenti terribili che gli hanno cambiato la vita, come uomo e come sportivo, ma che non lo hanno mai fermato, almeno fino a quando, ieri, il suo corpo ha detto “basta”. Rispetto per Alex, uomo e professionista da prendere come modello di vita, soprattutto per chi, molla e si arrende alle prime avversità. Grazie Alex, per quello che sei stato e che ci hai insegnato.

Lo stesso coraggio e quella stessa voglia di spostare i limiti che non si sono visti al Sinigaglia di Como, in uno scialbo 0-0 senza tante emozioni tra Como e Napoli, in quello che era un insolito big-match di alta classifica.
Un pareggio che premia più il Napoli, che probabilmente era partito con la mentalità di rientrare a casa con almeno un punto in tasca, e per farlo ha attuato il suo solito piano, il suo solito modus operandi: poche occasioni da gol, sperando di sfruttarne almeno una, puntando tutto sulla solidità difensiva.
Missione compiuta e, in verità, a questo giro, non ci sentiamo di biasimare Conte per l’interpretazione e l’approccio alla partita, anche perché di altri approcci la squadra non ne ha, a prescindere dalla posizione di classifica, dalla competizione o dall’obbiettivo che si sta perseguendo. La partita doveva farla il Como, per la mentalità con la quale Fabregas presenta la sua formazione ed anche per l’esigenza di punti che i lariani avevano per alimentare le speranze di aggancio al quarto posto.
Purtroppo, il pareggio non soddisfa gli uomini di casa, non solo per una partita che li ha visti più presenti, più pericolosi degli azzurri, creando buone occasioni per vincerla, e con merito, ma anche – come detto – per vedere allontanarsi quella zona-Champions che fino a qualche settimana fa li ha visti anche ospiti inattesi. La matematica non condanna i lariani ad abbandonare le speranze, ma è chiaro che se la Juventus – anche la Roma – dovessero vincere le loro partite, da possibile quarta in classifica, la squadra di Fabregas si ritroverebbe addirittura al sesto posto. Ciò non toglie niente alla splendida stagione del Como, la più bella realtà calcistica, in mezzo al piattume che la Serie A riesce ad offrire.
Per il Napoli, da parte sua, otto punti di distanza proprio sul Como erano un bottino ragionevolmente solido, prima del fischio d’inizio al Sinigaglia, e lo sono ancor di più dopo questo pareggio, assolutamente insoddisfacente sul piano del gioco (come fosse una novità), ma che incrementa in maniera sostanziale le possibilità di ingresso tra le prime quattro. Una posizione già messa in ghiacciaia da qualche settimana, nonostante gli evidenti stenti di una squadra che non ha mai decollato per mentalità e qualità di gioco, ma che adesso non aspetta altro che la matematica per sancire finalmente la partecipazione alla prossima Champions League.

In riva al lago è bastata una partita senza grandi sussulti, ma che non è mancata di errori, anche in difesa, che quasi spezzavano l’equilibrio a favore del Como, non fosse stato per il buon Milinkovic-Savic, migliore in campo anche in questa partita: due parate salva-risultato, una per tempo ed un salvataggio sulla linea da parte di Rrahmani a cementare uno 0-0 che sembrava impresso nella roccia col lo scorrere dei minuti; e quasi rischiava di vincerla, il Napoli per quanto brutto e stucchevole sia vederlo nel suo stanco trascinarsi del suo fine stagione. Prima McTominay, che mette fuori da buona posizione, poi il palo colpito da Politano, le due uniche occasioni del Napoli in una partita dove Butez non è stato quasi mai chiamato in causa.
Due occasioni in tutta partita: troppo poco, ma il Napoli è questo, non certamente quello apprezzato contro la Cremonese che, a questo punto, possiamo dire essere stata l’eccezione in una partita dove l’evidente crisi di gioco ed il vuoto di idee dei lombardi abbiano funto da cassa di amplificazione per un Napoli indubbiamente più zelante ed aggressivo, ma solo di fronte ad un avversario inerme e che, non ce ne vogliano i tifosi cremonesi alla lettura – sarà seriamente candidato ad essere la terza retrocessa dopo Verona e Pisa.

Il Como è di caratura ben diversa e lo si sapeva, come sapevamo anche del Napoli, squadra che crea poco e concretizza anche meno e che ieri non ha disatteso le (basse) aspettative: inguardabile per un tempo e mezzo, in crescita solo nel finale, quando il calo fisico del Como era evidente e quando De Bruyne ha lasciato il campo: inguardabile anche il belga, che da migliore in campo della scorsa settimana si trasforma nel peggiore o, comunque, tra i peggiori: fermo e, peggio ancora, vuoto di idee, lui che dovrebbe rappresentare estro e genialità anche nelle situazioni più disperate. Ma se uno come lui è in evidente fase calante – è su di lui che dovrebbero poggiare le basi di una fase offensiva altrimenti sofferente – allora siamo messi male.
Magari non quest’anno, che tra mille sofferenze sta andando anche meglio di quanto si potesse pensare un paio di mesetti fa, ma per la prossima stagione, andranno fatte opportune valutazioni tecnico-tattiche sul belga, che per qualità di gioco è due spanne avanti agli altri, a patto di essere messo nelle condizioni di farlo, cosa che quest’anno – complice anche il grave infortunio – non si è mai verificata.

A Como, nello scontro diretto contro Paz, il nuovo che avanza, il belga ne esce con le ossa rotte, ma addossare tutte le responsabilità sul Kevin dell’ennesima partita non eccelsa è ingeneroso.

Perchè non brillano neanche gli altri “astri” partenopei. Neppure McTominay riesce a districarsi nel marasma generale, sebbene abbia sui piedi l’occasione per ergersi a “man of the match” in una partita che non lo ha visto troppo coinvolto così come la conclusione, debole e fuori misura, con cui grazia Butez ed il Como rende esattamente la dimensione della partita dello scozzese.

Su Hojlund rischiamo di essere ripetitivi dicendo le medesime cose: un copia-incolla di un capitolo letto e riletto infinite volte in questa stagione: generosità, lotta, coraggio, dedizione alla causa, sacrificio, fatica, che non sono mai mancati all’ex-United, ma che – come De Bruyne – andrebbe messo in condizioni di fare più l’attaccante da area di rigore e meno il “falso nueve di lusso” da pochi gol in serbatoio, lui che potrebbe, nella pochezza della Serie A, andare a sfiorare anche i venti gol a stagione. Ci prova anche Alisson, ma dopo la verve iniziale, il brasiliano va spegnendosi coll’avanzare dei minuti.

A salvarsi, il solo Politano, parlando di una partita poco più che sufficiente, suggellata dal “quasi gol” che poteva decidere la contesa. Lui, protagonista – suo malgrado – della frase di Capello che in passaggio su SkySport, parlando delle qualità di Olise, ha definito i gol di quest’ultimo “gol alla Politano”. Ecco, senza nulla togliere all’esterno romano – e alle competenze di Capello, indubbiamente eccellente allenatore ma che stavolta l’ha detta grossa – ma Olise, questo Olise, attualmente tra i migliori d’Europa, che si sta giocando Champions con il Bayern e con essa la possibilità di vincere il Pallone d’Oro, gioca un altro sport rispetto a Matteo, onesto interprete del ruolo, tanto sacrificio ma poca sostanza, in una squadra senza proposta offensiva.

Ma quel sinistro a giro avrebbe reso tre punti al Napoli ed una bella figura a Capello, confermando quel sinistro come marchio di fabbrica della casa, ma il montante destro alle spalle di Butez è risultato essere l’ultimo insormontabile ostacolo tra Matteo ed il gol.

Poco altro da aggiungere, anche se abbiamo detto più che a sufficienza su una partita con pochi spunti da commentare. Da segnalare il rientro di Di Lorenzo, almeno in panchina, buona notizia sicuramente, ma dire che quella del capitano sia stata un’assenza per la quale gli azzurri abbiano pagato dazi importanti sarebbe una bugia: la difesa azzurra non era ermetica neppure con la presenza del suo capitano così come ieri, registrando scricchiolii peri quali il Como non ha saputo approfittarne, inciampando su Rrahmani e Milinkovic-Savic. Nonostante tutto l’asse difensivo ha retto all’impatto, portando a casa anche il secondo clean-sheet consecutivo.

In linea di massima, un punto che fa totale e che permette di tenere duro anche per la “battaglia per il secondo posto” con Milan e Juventus, nella cosiddetta lotta tra i primi dei perdenti: oggi, presumibilmente sarà la giornata in cui l’Inter conquisterà lo Scudetto e per gli azzurri sarà tempo di guardare alla loro maglia immaginandola senza lo scudino tricolore, cosa che accadrà ufficialmente tra tre partite.

Ma prima di leccarsi le ferita ci sarà il Bologna, al Maradona, nel primo match-point per centrare il traguardo-Champions sempre più vicino, poi sarà tempo di valutazioni e programmare la prossima stagione, sin da adesso carica di incognite. Nel frattempo, caro Napoli, “s’adda faticà” ancora.