In un mondo di plastica, sii Gonzalo Higuain

Higuain con la maglia dell'Inter Miami

I social network sanno essere spietati, ma quando la cattiveria si unisce all’uso distorto dell’Intelligenza Artificiale, si supera un confine pericoloso. Nelle ultime ore è circolata online una foto di Gonzalo Higuain all’interno di un negozio di articoli sportivi. L’immagine lo ritrae trasandato, con una pancia prominente, i capelli lunghi e diradati e una folta barba incolta. Un’immagine creata ad arte da un’IA con il solo, squallido scopo di denigrarlo e scatenare il body shaming. La realtà, documentata dallo scatto originale, ci mostra invece un Higuain sereno, curato e in forma. Ma questo episodio apre una riflessione molto più profonda su cosa pretendiamo oggi dagli atleti.

Oltre il modello omologato: l’illusione della perfezione

Il curriculum e il palmarès del “Pipita” non hanno bisogno di presentazioni. Parliamo di una carriera di primissimo livello che, considerando lo sconfinato talento che madre natura gli ha donato, per molti avrebbe potuto essere addirittura superiore.

Tuttavia, lo sport e il calcio moderno tendono spesso a imporci un’unica narrazione: quella del soldato perfetto. Sembra che non ci sia spazio per le fragilità, dimenticando che non tutti possono – o vogliono – essere macchine perfette alla Cristiano Ronaldo o alla Lionel Messi. La storia del calcio è piena di geni sregolati, artisti del pallone alla Ronaldinho o alla Neymar, che hanno interpretato la professione a modo loro.

Il peso del successo e l’umanità dimenticata

Troppo spesso il pubblico dimentica il lato umano. Ci si scorda che moltissimi giovani talenti sudamericani vengono quasi “trafficati” calcisticamente in Europa fin da minorenni. Sono ragazzi costretti a bruciare le tappe, ad abbandonare la propria terra, gli affetti più cari e la spensieratezza dell’adolescenza. Certo, sono scelte di vita che ripagano con conti in banca a tanti zeri e tenori di vita elevatissimi, ma in questo scambio la componente emotiva e il benessere psicologico finiscono quasi sempre in secondo piano.

Dietro al campione classe ’87, la cui carriera europea si è chiusa nel 2020 con la maglia della Juventus prima del ritiro definitivo nell’ottobre 2022 con l’Inter Miami, c’è sempre stato un uomo con le sue ferite. Ferite profonde, come la tragica scomparsa della madre nel 2021, spentasi dopo aver combattuto contro un cancro per cinque lunghi anni. Un legame speciale e viscerale, la cui rottura è stata difficilissima da elaborare per l’attaccante argentino.

La tossicità del calcio e la rinascita

Proprio nel 2021, Higuain aveva denunciato apertamente la tossicità del sistema calcistico che lo circondava, svelando un malessere covato per anni sotto i riflettori:

“Per 15 anni non ho avuto una vita normale, ora certe cose non le sopporto più. Sentivo di non avere nemmeno il diritto di difendermi dalle persone che mi insultavano. Ho dovuto chinare la testa quando mi hanno mancato di rispetto”.

Oggi Gonzalo ha smesso di chinare la testa. Prima di appendere gli scarpini al chiodo, aveva espresso il desiderio di studiare per diventare un mental coach, un obiettivo che ha felicemente raggiunto proprio all’Inter Miami, mettendo la sua esperienza al servizio dei più giovani.

Higuain ha scelto di allontanarsi dalla tossicità di un ambiente che pretendeva da lui un’immagine stereotipata e finta. E di fronte a un mondo di plastica, pronto a usare persino l’IA per deridere il prossimo, la risposta migliore è proprio quella del Pipita: mostrarsi reali, fragili, autentici e, finalmente, sereni.

(Foto: mlssoccer.com)