Il Napoli visto contro la Lazio è una squadra con la testa già in vacanza, spenta e senza una vera identità. Al “Maradona”, gli uomini di Antonio Conte sono apparsi stanchi e senza mordente, finendo per naufragare sotto i colpi di una Lazio semplice, ordinata e tremendamente concreta. Se Sarri ha impartito una lezione di organizzazione, il tecnico salentino è finito sul banco degli imputati per una gestione tattica che sembra aver smarrito la sua proverbiale ferocia.
Ad agitare le acque è stata anche l’uscita di Conte nel pre-partita: quel “il secondo posto è il primo dei perdenti” che non è andato giù a nessuno, forse anche ai ‘suoi ragazzi’. Eppure, nonostante una prova definita da molti indecorosa, il “Maradona” ha mostrato un volto sorprendente: il sostegno della Curva B a fine partita è stato un atto di maturità, un incitamento a non mollare proprio ora che il traguardo è vicino.
Il peccato originale risiede nell’ostinazione sui “Fab Four”. Un centrocampo che sulla carta vanta nomi altisonanti, ma che nei fatti cammina: Lobotka è meno lucido, Anguissa non incide, McTominay perde la sua pericolosità, De Bruyne passeggia spaesato e l’equilibrio complessivo ne risente, lasciando Hojlund isolato in un deserto di idee. La gestione di Alisson Santos, rimasto in panchina nonostante la necessità di strappi e imprevedibilità, resta il grande punto interrogativo di una serata dove solo Politano ha provato a scuotere il torpore generale.
Tuttavia, nel tribunale del post-partita, è necessario mantenere la lucidità. Se da un lato la critica alla squadra è sacrosanta, dall’altro non si può ignorare che Conte resta l’uomo che ha portato uno Scudetto e una Supercoppa in bacheca. Essere secondi in classifica, nonostante una produzione offensiva che in 16 gare su 33 non è andata oltre il singolo gol, è il paradosso di una stagione che resta comunque di vertice.
Il futuro, però, non ammette sconti né rendite di posizione. Per blindare il secondo posto serve di più: mettere in campo chi ha fame, accantonare i nomi per l’utilità e ritrovare quell’energia che oggi è mancata totalmente. La stagione non è finita, ma per non trasformare il finale in un calvario, il Napoli deve smettere di specchiarsi e ricominciare a correre.





