Il nome di Giovanni Malagò continua a circolare con forza per la presidenza della FIGC. Una candidatura che nasce dall’ampio consenso della Serie A, ma che, almeno per ora, resta sospesa tra apertura e prudenza.
Intervenuto al podcast Sette Vite, l’ex numero uno del Coni ha chiarito la sua posizione, senza chiudere la porta ma nemmeno forzare i tempi: “Io non mi sono candidato. Non ho fatto alcun passo formale. Senza un’indicazione ufficiale, non sarebbe corretto dare alcuna risposta”.
Il peso del consenso
Il dato politico è evidente: 19 club su 20 si sono espressi a suo favore. Un fatto raro in un sistema storicamente frammentato come quello del calcio italiano.
“È oggettivamente impressionante. Parliamo di un mondo dove è sempre stato difficile trovare anche solo una accordo minimo. Questo livello di compattezza merita attenzione”.
Un’investitura che, però, non basta da sola a sciogliere le riserve. Malagò lega ogni eventuale decisione a un passaggio formale e condiviso: “Se ci sarà un’indicazione ufficiale, allora farò le mie valutazioni. Prima di quel momento, non si entra neanche in corsa”.
Tra fascino e responsabilità
L’idea di guidare la Figc non lo lascia indifferente, ma comporta riflessioni profonde, soprattutto sul piano personale e professionale: “È una sfida che mi affascina, su questo non ci sono dubbi. Ma sarebbe un impegno enorme, che impatterebbe sulla mia vita e sulla mia attività imprenditoriale”.
Parole che restituiscono il senso di una scelta tutt’altro che scontata, tra ambizione istituzionale e equilibrio privato.
Programma prima dei nomi
Malagò evita accuratamente di entrare nel merito delle riforme, rimandando ogni discorso a un eventuale confronto con le componenti del sistema calcio: “Una candidatura, se ci sarà, va accompagnata da un programma condiviso. Qualsiasi dichiarazione ora rischierebbe di essere fuori contesto”.
Scenario aperto
Con Gabriele Gravina ormai fuori dai giochi e altri candidati pronti a inserirsi, la corsa alla Figc resta fluida. Il nome di Malagò è forte, ma non ancora definitivo.
Molto dipenderà dai prossimi passaggi istituzionali. E soprattutto da una scelta personale che, come ha lasciato intendere lo stesso Malagò, va ben oltre il semplice consenso politico.





