Disastro a Zenica, Gravina non si dimette: “Ho chiesto a Gattuso di restare. E l’arbitro…”

Il triplice fischio del “Bilino Polje” di Zenica sancisce un ennesimo, incalcolabile dramma sportivo per l’Italia. L’eliminazione per mano della Bosnia certifica la terza clamorosa assenza consecutiva della Nazionale azzurra dalla fase finale di un Mondiale. Un verdetto pesantissimo che ha spinto il presidente della FIGC, Gabriele Gravina, a presentarsi immediatamente in conferenza stampa per metterci la faccia, analizzare la disfatta e tracciare le primissime linee guida per l’immediato futuro, tra conferme tecniche e turbolenze politiche.

L’orgoglio per la squadra e la blindatura di Gattuso

Nonostante il baratro sportivo in cui è sprofondato il calcio italiano, il numero uno della Federcalcio ha voluto difendere a spada tratta l’impegno profuso dal gruppo e dal Commissario Tecnico. L’amarezza per un traguardo sfumato sul più bello si mescola alla gratitudine per il lavoro svolto dalla panchina, a tal punto da annunciare l’intenzione di proseguire il progetto tecnico appena avviato: “Lo stato d’animo credo sia evidente. Soprattutto per com’è maturato il risultato. Permettetemi di fare i complimenti ai ragazzi e mi dispiace che molti non abbiano avuto l’opportunità di apprezzare il clima e l’atmosfera insieme, con la voglia di dare una gioia al nostro Paese. Devo fare i complimenti a Gattuso, e gli ho chiesto di rimanere alla guida tecnica di questi ragazzi”.

Il nodo dimissioni: la palla passa al Consiglio Federale

Inevitabilmente, la mancata qualificazione ha sollevato un’ondata di richieste di dimissioni nei confronti dei vertici del calcio italiano. Gravina non si nasconde dietro a un dito, accogliendo il dissenso ma rimandando qualsiasi decisione drastica a un imminente confronto istituzionale, separando nettamente i meriti sportivi della squadra dalle responsabilità dirigenziali: “La partita l’avete vista tutti e c’è poco da commentare. Sono stati eroici. La parte tecnica è da salvaguardare. Per quanto riguarda quella politica, ho già avvisato i miei collaboratori di convocare un Consiglio Federale, faremo delle valutazioni. Capisco la richiesta di dimissioni, ma faremo le valutazioni insieme al Consiglio”.

Un concetto ribadito con fermezza poco dopo, sottolineando la complessità del sistema federale e l’impossibilità di prendere decisioni repentine e solitarie sull’onda emotiva della sconfitta: “Faremo riflessioni molto approfondite, perché non posso rispondere qua, e le riflessioni vanno fatte in sedi deputate. Si pensa che la FIGC possa decidere tutto autonomamente, ma le cose sono molto più ampie”.

Gli episodi arbitrali e la difesa del sistema

Oltre alle questioni interne, il presidente della FIGC non ha risparmiato critiche velate alla direzione arbitrale, individuando nella gestione di alcuni episodi chiave uno dei fattori determinanti per l’esito sfortunato della trasferta bosniaca: “Alcune scelte hanno lasciato perplessità. A rivedere gli episodi, alcune cose meritavano maggior approfondimento”.

Infine, Gravina ha lanciato un forte contrattacco a chi lo accusa di essere l’unico colpevole del fallimento, spostando l’attenzione sulle riforme mancate e sulle enormi difficoltà di riformare un sistema calcistico bloccato dalle sue stesse regole, pur ammettendo le colpe della squadra nel non aver saputo capitalizzare le occasioni create in inferiorità numerica: “Voglio chiedere se c’è stato almeno un provvedimento utile richiesto, un modo per affrontare la crescita del calcio italiano. Questo vale per il blocco di sistema, di norme e di regole, sia a livello nazionale che a livello internazionale. Alcuni di voi che hanno parlato di responsabilità oggettiva relative alla mia persona. Mi sono sempre assunto le mie responsabilità, ma ci sono decisioni che non hanno intaccato il grande lavoro di chi in questi mesi ha profuso energie. Gli arbitri sono un tema internazionale, noi abbiamo avuto tre occasioni limpidissime e non siamo riusciti, anche in dieci, a chiudere la partita. Questo fa la differenza”.