La stagione della Nocerina si chiude sotto il peso opprimente dei rimpianti, tra accese contestazioni e un mare di interrogativi su quello che sarà il domani. Quello che nei piani societari doveva rappresentare l’anno del definitivo ritorno al vertice, la stagione della rincorsa concreta e tangibile verso la promozione, si è trasformato in un incubo sportivo. Il campo, giudice supremo e inappellabile, ha raccontato una storia diametralmente opposta rispetto ai grandi proclami estivi. I rossoneri hanno tagliato il traguardo finale lontanissimi dalle posizioni di testa, accontentandosi di un anonimo ottavo posto che fotografa in modo impietoso un’annata segnata da continui passi falsi e da una progressiva, inesorabile, perdita di certezze.
Il bivio col Monastir e un girone di ritorno disastroso
La scintilla dell’entusiasmo iniziale si è spenta molto presto, lasciando spazio a una squadra incapace di trovare la minima continuità di rendimento. Il punto di non ritorno, il momento esatto in cui l’ambiente ha iniziato a sgretolarsi, coincide con la sfida casalinga contro il Monastir nell’ultima giornata del girone d’andata. In quell’occasione la Nocerina ha fallito l’aggancio alle zone altissime della classifica: il pareggio interno, unito alla contemporanea vittoria della Scafatese, ha fatto scivolare i molossi a cinque lunghezze dalla vetta. Quella delusione ha incrinato in modo irreparabile i rapporti con l’allora tecnico Giovanni Cavallaro Fabiano, aprendo la strada a un filotto di sconfitte contro Ischia, Scafatese e Trastevere che hanno sancito il definitivo crollo delle ambizioni.
La situazione, se possibile, è persino peggiorata con l’avvicendamento in panchina. Nel mirino della ferocissima critica è finita anche la gestione tecnica di Giuseppe Galderisi. Cambi considerati tardivi, scelte tattiche altamente discutibili e una squadra parsa costantemente priva di identità hanno fatto da contorno a un girone di ritorno dai contorni disastrosi, certificato da miseri diciassette punti conquistati in altrettante partite e due sole vittorie esterne contro Albalonga e Cassino. Ancora più allarmante il dato tra le mura amiche: l’ultimo successo al San Francesco risale addirittura al sedici novembre duemilaventicinque contro la Sarrabus Ogliastra, la prova lampante di un gruppo incapace di trasformare il proprio stadio in un fortino inespugnabile.
La rabbia del San Francesco e le accuse al presidente Stella
In un contesto tecnico e ambientale così complesso, l’unica vera costante positiva della stagione è stata rappresentata dalla magnifica risposta del pubblico. I tifosi rossoneri non hanno mai fatto mancare il proprio sostegno, aderendo con entusiasmo alla campagna abbonamenti e garantendo un calore incessante anche nei momenti di profonda crisi. Un attaccamento viscerale che, tuttavia, non ha impedito l’inevitabile esplosione della contestazione verso la squadra e, soprattutto, verso la società , accusata senza mezzi termini di aver tradito le promesse estive.
Le critiche più dure e spietate sono state indirizzate al presidente Raffaele Stella. La gestione del numero uno del club viene infatti considerata dalla piazza come la principale causa di questo fallimento sportivo. Una comunicazione giudicata troppo spesso opaca, promesse sbandierate ma mai mantenute e decisioni societarie fortemente contestate hanno irrimediabilmente incrinato il rapporto di fiducia, gettando un’ombra scura attorno a una piazza storica e blasonata come quella di Nocera. Ora il club è chiamato a una profonda e dolorosa riflessione: servirà un lavoro titanico per ricostruire la credibilità perduta e riaccendere l’entusiasmo in vista della prossima stagione.





