Miracolo a Napoli. Finalmente c’è una cosa che mette d’accordo tutti, dal filosofo di Posillipo al re del commento social con tre profili falsi. No, non è l’amore per la maglia. È il “No a Massimiliano Allegri”. Mai vista una piazza così unita. Un plebiscito, un’ondata di indignazione colletive. Sia chiaro che il mondo è bello perché è vario, e lo sport vive di opinioni. Ma qui abbiamo ampiamente superato il confine del dibattito tattico e siamo passati all’isteria di massa.
Tra gufi da tastiera e il grande vizio nazionale
Siamo arrivati al punto in cui una fetta di tifoseria si augura che il Napoli perda, che il progetto fallisca, gufando ancora prima che il tecnico metta la penna sul contratto. Non fa ridere; fa pensare. Ormai non si tifa più per la squadra, si tifa per le proprie idee. L’importante è poter dire “Visto? Avevo ragione io!”. Ognuno di noi è convinto di sapere esattamente cosa andava fatto al posto del presidente o del direttore sportivo.
Questo, d’altronde, è il grande vizio nazionale. Grazie ai social siamo diventati un popolo di portatori sani di verità assolute. Non si limita al calcio: siamo stati tutti virologi durante la pandemia, geopolitici con le guerre, costituzionalisti alle elezioni, e oggi tutti direttori tecnici con il patentino di Coverciano. Ma dunque, corto muso o memoria corta?
Il palmarès di Allegri e il finto romanticismo delle bandiere
Fino a un paio di anni fa, Massimiliano Allegri era un lusso che potevano permettersi solo i club con il fatturato d’oro. Lo stesso valeva per Antonio Conte, reduce dal trionfo tricolore proprio all’ombra del Vesuvio prima del recente divorzio. Parliamo di allenatori che hanno scritto la storia del calcio, con palmarès indiscutibili. Adesso improvvisamente Allegri è diventato “il male assoluto”. Per giustificare questa crociata stiamo scomodando massimi sistemi: l’identità, i valori, la “juventinità” da rigettare, come se nel calcio professionistico di oggi queste etichette avessero ancora un senso romantico.
Il calcio di Allegri non vi piace? Legittimo. Si può discutere la proposta di gioco, il baricentro basso, il celebre corto muso. Ma l’uomo? Davvero possiamo discuterne l’uomo? Curioso come la memoria selezioni solo ciò che fa comodo. Quando Allegri è sceso di recente in campo allo Stadio Diego Armando Maradona, è stato accolto da tutti, compresi calciatori, staff e addetti ai lavori, con sorrisi, pacche sulle spalle e abbracci sinceri. Forse, umanamente, non è il mostro bidimensionale che vi siete disegnati nei vostri incubi social.
Il modello di Aurelio De Laurentiis e il salto di qualità richiesto ai tifosi
Fino a ieri un profilo come Vincenzo Italiano, fresco di addio al Bologna, era considerato da molti “provinciale”. Il coro della critica era sempre lo stesso, ripetendo che la proprietà doveva mettere mano alla tasca per prendere i top del settore. Ebbene, guardiamo in faccia la realtà, anche se fa male all’orgoglio di chi vuole sempre criticare: Aurelio De Laurentiis sulla panchina del Napoli ci ha portato nel tempo nomi del calibro di Ancelotti, ha firmato il capolavoro scudetto con Conte nella passata stagione e oggi valuta profili monumentali come Allegri. Ha vinto, ha cambiato la geografia del calcio italiano e ha creato un modello sostenibile che oggi tutti, da Milano a Torino, provano disperatamente a replicare mentre fanno i conti con i bilanci in rosso.
E noi che facciamo? Siamo qui a fare le barricate contro Allegri. Non con un approccio critico, maturo o analitico, ma con le reazioni isteriche di un adolescente in piena crisi ormonale che sbatte la porta della cameretta. La gestione De Laurentiis ha fatto fare al Napoli un salto di qualità enorme, portando il club stabilmente nell’élite del calcio. Il Napoli è cresciuto, si è strutturato, ha vinto ed è diventato grande. Adesso, però, spetta a noi. È tempo che, insieme al club, crescano finalmente anche i tifosi. Meno pancia, meno fegato spappolato da tastiera, e un pizzico di lucidità in più. O forse preferivate i tempi in cui l’unica alternativa sostenibile era il fallimento e i campi della C1? Risponderete la C, si sa. Ma lo sapete bene anche voi che vi commuovete ancora guardando le immagini del fresco scudetto conquistato con Conte. Bisous.
(Foto: acmilan.com)





