Pessimo. Non c’è aggettivo più indicato per definire l’esordio stagionale del Napoli al Maradona. Gli azzurri inciampano già alla seconda giornata, cedendo per 2-1 al Como in quello che può essere considerato il primo scontro diretto per la zona Champions. I lariani espugnano Fuorigrotta e dimostrano di voler fare sul serio anche in questa stagione, giocando con il piglio di una squadra consapevole di ciò che deve fare e di come farlo.
Al contrario, il Napoli mostra ancora una volta tanti difetti e limiti, soprattutto sul piano del gioco. Stavolta, a differenza di quanto accaduto a Genova, non c’è nemmeno il risultato ad addolcire la pillola. Il Como vince e convince, forte di un sistema già rodato e di nuovi innesti perfettamente coinvolti nel progetto tecnico di Fabregas. Non serve una prestazione straordinaria ai lariani: è sufficiente giocare una partita ordinata e sfruttare le gravi amnesie difensive degli azzurri, decisive ai fini della sconfitta.
Napoli, gli errori difensivi costano carissimo
Allegri ripropone sostanzialmente lo stesso Napoli visto a Genova, con Olivera al posto di Spinazzola e, a sorpresa, Lang preferito ad Alisson Santos. L’olandese mostra buona volontà nella quasi ora trascorsa in campo, cercando più volte l’uno contro uno, anche se senza riuscire a produrre effetti concreti. Male, invece, Olivera. L’uruguaiano soffre costantemente Diao, che riesce a superarlo in diverse circostanze. Proprio da un suo errore nasce il primo gol del Como, firmato da Baturina.
Per il resto, Allegri conferma gran parte della formazione, ma arrivano anche nuove conferme sulle difficoltà degli azzurri. Il Napoli continua a mostrare lacune evidenti sul piano del gioco e, a queste, si aggiungono anche gli affanni dal punto di vista fisico. Si può parlare di calcio d’agosto, di una squadra ancora in fase di rodaggio e di una condizione atletica non ancora ottimale. Ma questo è ormai calcio vero, con punti pesanti in palio. Arrivare al prossimo appuntamento contro l’Inter già da inseguitori, con tre punti di distanza, non rappresenta certo lo scenario ideale. I problemi emersi a Genova si sono ripresentati, mentre il Como ha confermato di avere un’idea di gioco molto più definita. I lariani sanno cosa fare con il pallone, quando accelerare e quando abbassarsi, ma soprattutto sanno approfittare degli errori degli avversari.
Il Napoli ne commette due gravissimi nel primo tempo e paga entrambi con altrettanti gol. Dopo lo svantaggio firmato da Baturina, gli azzurri hanno ancora la forza per reagire e trovano il pareggio con un bellissimo gol di Hojlund. Il danese controlla, si gira e con il sinistro incrociato batte Butez. Una reazione che, però, non si ripete dopo il secondo errore. La gestione dal basso degli azzurri si trasforma in un’altra occasione regalata al Como e Douvikas ne approfitta per riportare avanti i suoi. Da quel momento il Napoli non riesce più a trovare una risposta convincente. Anzi, sono i lariani ad andare più vicini al terzo gol rispetto agli azzurri al pareggio.
Il centrocampo azzurro non gira
La ripresa è decisamente più lenta rispetto a un primo tempo movimentato. Il caldo del pomeriggio napoletano pesa sulle gambe degli azzurri, che continuano a girare a vuoto alla ricerca di un pallone che il Como nasconde e protegge con grande efficacia. Zambo Anguissa e Lobotka soffrono il confronto con Milla e De Cunha, protagonisti di una prestazione di grande livello in mezzo al campo. Anche McTominay appare lontano dalla sua condizione migliore, praticamente incapace di incidere sulla partita. La sostituzione dello scozzese diventa quindi inevitabile. Ma, questa volta, il contributo della panchina non produce gli stessi effetti positivi visti a Genova.
Allegri inserisce progressivamente quasi tutta la qualità disponibile: De Bruyne, Alisson, Neres e infine Lucca. L’obiettivo è trovare il gol del pareggio, ma il Napoli non riesce praticamente mai a impensierire Butez. Le occasioni arrivano, ma vengono sprecate. Clamorosa quella capitata a Olivera, che da pochi metri dalla porta calcia malamente sul fondo. L’uruguaiano lascia poi il posto a Spinazzola. Nel finale è Alisson ad avere una buona opportunità, ma la sua conclusione termina altissima.
La scelta di lasciare Vergara in panchina
Fa discutere anche la scelta di non utilizzare Antonio Vergara, uno dei protagonisti del successo al Ferraris. Il giovane napoletano resta in panchina per tutta la partita, nonostante la sua freschezza potesse rappresentare una risorsa importante per una squadra apparsa sulle gambe. Allegri sceglie invece di chiudere la gara con Politano impiegato da mezzala, all’interno di un forcing finale confuso e inconcludente. Il Napoli prova ad aumentare la pressione, ma non dà mai realmente l’impressione di poter trovare il pareggio. Il Como, dal canto suo, non appare quasi mai in difficoltà nel contenere i padroni di casa. Nemmeno quando, nel finale, la squadra di Fabregas abbassa sensibilmente il proprio baricentro.
Hojlund una delle poche note positive
Sono dunque pochissime le cose da salvare da questo amaro debutto casalingo. Una di queste è sicuramente Hojlund, autore del momentaneo pareggio e protagonista di una delle poche giocate di qualità del Napoli. Il danese, però, trascorre gran parte della partita alle prese con Chalobah e Ramon e deve fare i conti anche con diversi fuorigioco. Un aspetto sul quale dovrà certamente lavorare per migliorare la propria efficacia. Per il resto, c’è poco da aggiungere a una sconfitta che, nel complesso, appare meritata. Il Como si è dimostrato una delle squadre più difficili da affrontare in questo momento e ha saputo sfruttare al meglio le debolezze del Napoli.
Allegri, ora serve una svolta
Siamo soltanto all’inizio della stagione e sarebbe sbagliato emettere sentenze definitive dopo appena due giornate. Il tempo per correggere gli errori c’è, ma gli esami che attendono il Napoli sono già di altissimo livello. Prima ci sarà l’Inter, contro la quale un altro passo falso potrebbe significare ritrovarsi a -6 dai nerazzurri. Poi arriverà l’Arsenal, per un debutto in Champions League che alzerà ulteriormente l’asticella. Allegri dovrà quindi lavorare soprattutto sulla condizione fisica, ma anche su un sistema di gioco che, in queste prime due partite, ha mostrato una difficoltà evidente nel creare occasioni da gol e conclusioni verso la porta avversaria. Non è ancora il momento delle sentenze, ma il segnale arrivato dal Maradona è chiaro: qualcosa deve cambiare e deve farlo rapidamente, per evitare che una stagione iniziata tra le grandi aspettative possa complicarsi troppo presto.





