La vigilia del Mondiale più grande della storia non è priva di fibrillazioni, ma dal palco dello stadio Azteca di Città del Messico, Gianni Infantino ha scelto di dettare la linea con decisione. Il presidente della FIFA ha affrontato a viso aperto le polemiche che accompagnano l’edizione itinerante tra Stati Uniti, Canada e Messico, rivendicando con orgoglio la bontà di un progetto globale che, secondo il numero uno del calcio mondiale, deve trascendere le difficoltà logistiche e le critiche personali. In un clima di grande attesa, Infantino ha ribadito che il valore unificante del pallone resta l’unico faro da seguire, invitando gli opinionisti e i media a distinguere nettamente tra l’attacco alla sua gestione e la celebrazione di un evento capace di coinvolgere miliardi di persone.
La difesa del progetto e il rapporto di ferro con Donald Trump
Respingendo al mittente le perplessità sull’assegnazione tripartita, il presidente ha sottolineato di non nutrire alcun pentimento per una scelta che ha definito necessaria e avveniristica. Affermando con fermezza di essere abituato ad affrontare le avversità, ha lanciato un appello diretto: se la critica deve esserci, che si concentri esclusivamente sulla sua figura, lasciando intatta l’aura positiva del calcio come linguaggio universale. Grande spazio è stato riservato anche al ruolo politico del torneo, con un passaggio chiave sull’interlocuzione con la presidenza americana. Infantino ha infatti riconosciuto il merito fondamentale di Donald Trump nel rendere possibile l’organizzazione dell’evento sul suolo statunitense, rimarcando come la sinergia instaurata già dal primo mandato del leader americano si sia rivelata una colonna portante per l’intera infrastruttura organizzativa.
Dalla partecipazione dell’Iran al caso Artan
Tra i dossier più spinosi, la presenza della nazionale iraniana è stata definita un successo diplomatico per la FIFA, orgogliosa di aver garantito il diritto sportivo di una selezione che molti davano per assente. Allo stesso tempo, Infantino ha affrontato con realismo i limiti del proprio potere in merito alla gestione dei flussi migratori e dei visti, citando il caso emblematico dell’arbitro somalo Omar Abdulkadir Artan. Il presidente ha ammesso il rammarico per l’impossibilità del direttore di gara di raggiungere la sede del torneo, precisando però che la FIFA non può arrogarsi il diritto di scavalcare le decisioni sovrane in materia di polizia e sicurezza nazionale, ribadendo i limiti oggettivi di un organismo sportivo di fronte alle politiche governative dei singoli Stati.
Il boom della biglietteria e la stoccata ai media
Infine, una parte rilevante dell’intervento è stata dedicata alle polemiche sui costi d’accesso agli stadi. Con oltre sei milioni di tagliandi già venduti, Infantino ha snocciolato numeri da record, evidenziando una domanda spesso superiore di dieci volte all’offerta disponibile. Il presidente ha respinto le accuse di elitarismo, sottolineando come la soglia d’ingresso di sessanta dollari rappresenti un prezzo estremamente competitivo se paragonato ai costi medi degli eventi sportivi nordamericani. In chiusura, non è mancata una frecciata al sistema mediatico, accusato di aver dato scarsa visibilità alla politica dei prezzi popolari attuata dalla FIFA, preferendo focalizzarsi sulle zone d’ombra anziché evidenziare la vastità dell’offerta d’accesso garantita al grande pubblico.





