Milan, Jashari si racconta dal Mondiale: “Anno difficile, ma con Allegri e Modric si cresce”

Jashari in campo con la maglia del Milan

L’esordio nella Coppa del Mondo rappresenta sempre un traguardo indimenticabile per ogni calciatore, anche se per Ardon Jashari la gioia personale ha dovuto fare i conti con il deludente pareggio della sua Svizzera contro il Qatar. Il centrocampista del Milan ha colto l’occasione di questo importante palcoscenico internazionale per fare un bilancio della sua prima annata in rossonero, concedendo un’intervista ai microfoni de Il Corriere del Ticino. Le sue dichiarazioni tracciano il quadro di un’annata complessa ma profondamente formativa, segnata da ostacoli fisici e da un fisiologico periodo di adattamento al calcio italiano.

L’infortunio al perone e la lenta rinascita in campo

Il primo anno a Milanello del centrocampista elvetico è stato pesantemente condizionato dalla sfortuna. L’adattamento ai ritmi della nuova squadra ha subito una brusca frenata a causa di un serio contrattempo fisico, che ha inevitabilmente ritardato il suo processo di integrazione. Commentando questo periodo delicato, il giocatore ha spiegato:

“Non è stato facile. Sono arrivato ad agosto e poco dopo è arrivato quel problema al perone che mi ha tenuto fuori a lungo. Quando rientri da uno stop così importante hai bisogno di tempo per ritrovare la migliore condizione fisica e il ritmo partita”.

La tenacia non è però mancata e gli ultimi mesi della stagione hanno restituito al club un atleta in netta ripresa.

“Nella parte finale della stagione, quando ho avuto più spazio, credo di aver disputato anche delle buone gare”, ha aggiunto il talento svizzero, sottolineando come la continuità d’impiego sia l’unica vera chiave per esprimere appieno le proprie potenzialità.

A tal proposito, ha voluto ribadire: “Sono convinto che il mio vero valore si vedrà quando riuscirò a giocare con maggiore regolarità. Più minuti hai nelle gambe, più cresce la fiducia e più facile diventa trovare l’intesa con i compagni e con il sistema di gioco”.

L’impatto con la Serie A e il prezioso apprendistato

Oltre alle difficoltà fisiche, Jashari ha dovuto decifrare i complessi codici tattici del campionato italiano, un ecosistema calcistico che richiede letture fulminee e grande attenzione alla fase difensiva. Analizzando il torneo, il centrocampista ha evidenziato le differenze con le sue esperienze passate:

“La Serie A è molto diversa dai campionati in cui avevo giocato prima. È un torneo molto tattico, con difese sempre ben organizzate e spazi ridotti al minimo. Per questo il gioco a volte è più lento e trovare le giocate in avanti non è mai semplice. È un campionato che ti obbliga a pensare rapidamente e a migliorare sotto tanti aspetti”.

In questo percorso di maturazione, un ruolo determinante è stato giocato dalla guida tecnica e dalla vicinanza quotidiana con fuoriclasse assoluti. “È stato importante sentire la fiducia di Allegri e dello staff durante i mesi più complicati”, ha confidato il centrocampista, elogiando poi un compagno di reparto d’eccezione: “Inoltre allenarmi ogni giorno accanto a un campione come Modric è stato un grande apprendistato. Guardi come si muove, come interpreta le situazioni, come si comporta dentro e fuori dal campo. Sono dettagli che aiutano a crescere”.

In chiusura, lo svizzero ha citato i suoi modelli di riferimento, spiegando: “Mi sono sempre piaciuti giocatori come lui, Rodri, Pirlo, Iniesta: hanno una classe straordinaria, ma soprattutto pensano sempre alla squadra. Sono calciatori che fanno giocare meglio tutti quelli che hanno attorno”.

(Foto: acmilan.com)