La sanguinosa sconfitta del Penzo contro il Venezia lascia strascichi pesanti in casa Napoli. A finire sul banco degli imputati, oltre alle evidenti amnesie difensive, è la prestazione di Kevin De Bruyne. Il trequartista belga, autore del decisivo errore dal dischetto, è finito nel mirino della critica per un rendimento considerato fin qui ampiamente al di sotto delle aspettative.
A riaprire il dibattito sulle scelte societarie è l’edizione odierna de La Repubblica, che analizza con toni severi il passo falso della truppa di Massimiliano Allegri, evidenziando il clamoroso “suicidio agonistico” che ha regalato i tre punti ai lagunari (complice l’errore di Rrahmani sul gol di Adams). Il quotidiano si sofferma in particolare sulla genesi del progetto tecnico attorno all’ex Manchester City, svelando un retroscena legato al precedente allenatore azzurro:
“Il suicidio agonistico del Napoli, che ha regalato con Rrahmani il gol della vittoria agli avversari, segnato da Adams, e ha anche fallito il rigore del pareggio con Kevin De Bruyne. Conte lo aveva bocciato e invece De Laurentiis, il ds Manna e Allegri l’hanno rimesso al centro del progetto azzurro”.
Il peso dell’ingaggio e il fantasma del dischetto: “Non all’altezza della sua fama”
La scelta della dirigenza e dell’attuale tecnico di affidare le chiavi della squadra al classe ’91 si sta scontrando con una realtà fatta di prestazioni opache e mancanza di leadership nei momenti cruciali. La Repubblica non usa mezzi termini per definire l’impatto di De Bruyne, sottolineando l’evidente discrepanza tra il faraonico stipendio percepito e quanto effettivamente dimostrato sul terreno di gioco:
“L’esperto campione belga continua però a non essere degno della sua fama e del suo ingaggio da 6 milioni, come si è rivisto a Venezia quando si è fatto ipnotizzare sul dischetto dal portiere Stankovic”.
Un errore, quello dagli undici metri, che secondo il quotidiano affonda le radici in una precaria condizione psicologica. Viene infatti ricordato l’episodio emblematico andato in scena soltanto una settimana prima nella sfida casalinga contro il Frosinone, quando KDB “aveva inizialmente ceduto a Hojlund la responsabilità di provare la realizzazione dagli 11 metri, si vede che non se la sentiva di esporsi”. Un campanello d’allarme su cui l’ambiente partenopeo sarà ora costretto a interrogarsi.





