Ci sono momenti nella vita di una comunità in cui la differenza tra crescita e declino non la fanno le parole, ma le decisioni.
La vicenda che in queste settimane vede contrapposti il Comune di Ischia e la nuova proprietà dell’Ischia Calcio rischia di diventare uno di quei momenti.
Da una parte c’è un’Amministrazione che rivendica il diritto-dovere di tutelare un bene pubblico e di pretendere tutte le garanzie necessarie prima di assumere qualsiasi decisione. Dall’altra c’è una società che, numeri alla mano, sostiene di aver salvato un club che fino a pochi mesi fa viveva una situazione di grande difficoltà e che oggi chiede semplicemente di poter programmare il proprio futuro.
La domanda che ogni tifoso, ogni cittadino e ogni imprenditore dovrebbe porsi è molto semplice: quale futuro vogliamo per l’Ischia Calcio?
Perché il punto centrale non è lo scontro tra Luigi Lauro e il Comune di Ischia. Il punto centrale è capire se l’isola vuole accontentarsi di sopravvivere oppure se vuole provare a costruire qualcosa di più ambizioso.
Piaccia o meno, Luigi Lauro non è arrivato a Ischia per fare beneficenza. È arrivato con una logica imprenditoriale, investendo risorse proprie e presentando una visione che guarda oltre il semplice risultato sportivo della domenica. Lo ha dichiarato fin dal primo giorno: il suo obiettivo non è gestire una squadra per una stagione, ma costruire un progetto capace di reggersi economicamente nel tempo.
Chi conosce il mondo del calcio sa bene che oggi nessuna società può sopravvivere esclusivamente con gli incassi dei biglietti o con qualche sponsorizzazione locale. Servono strutture, servizi, investimenti e una programmazione che guardi agli anni futuri.
È proprio qui che entra in gioco lo Stadio Enzo Mazzella.
Per molti è semplicemente un impianto sportivo. Per chi ragiona in termini di sviluppo rappresenta invece una straordinaria opportunità. Non solo per il calcio, ma per l’intera economia dell’isola.
Lo stadio e le aree circostanti potrebbero diventare un centro di aggregazione, di servizi, di attività sportive e commerciali capace di generare movimento economico durante tutto l’anno. Potrebbero attirare ritiri sportivi, eventi, manifestazioni e turismo specializzato. Potrebbero creare occupazione e nuove opportunità.
Chi ha memoria ricorda bene cosa rappresentava l’Expo estiva nell’area esterna del Mazzella. Migliaia di persone, attività economiche, visibilità e movimento. Oggi quelle stesse potenzialità esistono ancora.
Naturalmente nessuno pretende che il Comune consegni le chiavi dello stadio senza verifiche e senza garanzie. Sarebbe irresponsabile.
Ma è altrettanto vero che l’impressione che si sta diffondendo è quella di una macchina amministrativa che procede con tempi incompatibili con quelli del calcio e dell’impresa.
La politica può permettersi di attendere. Un imprenditore no.
I campionati iniziano. I giocatori devono essere contrattualizzati. Gli sponsor devono ricevere risposte. Gli investimenti hanno bisogno di certezze.
E mentre si discute, il rischio è che chi oggi vuole investire scelga altre strade.
Forse è proprio questo il punto che dovrebbe far riflettere tutti. Se Luigi Lauro dovesse decidere di mollare, chi sarebbe pronto a subentrare? Chi sarebbe disposto a investire centinaia di migliaia di euro all’anno per mantenere una squadra in Serie D? Chi sarebbe disposto a sostenere economicamente una realtà che da sola non produce risorse sufficienti per autosostenersi?
Sono domande che meritano una risposta sincera.
Perché è facile criticare chi investe. Molto più difficile è trovare qualcuno disposto a farlo.
L’Ischia Calcio non rappresenta soltanto una squadra di calcio. È un patrimonio identitario dell’isola. È un simbolo che unisce generazioni di tifosi. È un veicolo promozionale che porta il nome di Ischia ben oltre i confini dell’isola. Per questo servono visione e coraggio. Servono amministratori capaci di guardare oltre l’ordinaria gestione. Servono imprenditori pronti a rischiare e investire.
Ma soprattutto serve la volontà di sedersi attorno a un tavolo e trovare una soluzione.
Perché il tempo delle dichiarazioni è finito. Ora servono decisioni. E servono prima che il rischio diventi realtà e che gli ischitani si ritrovino un giorno a dover seguire la propria squadra giocare lontano dalla sua casa naturale.
Sarebbe una sconfitta per tutti. Non solo per l’Ischia Calcio. Ma per l’intera isola.
A cura di: Camillo Buono





