Un viaggio tra le sfide del presente alla guida della Lazio e i ricordi incancellabili di un percorso calcistico unico. Gennaro Gattuso si è raccontato senza filtri sul palco del Festival dello Sport, offrendo uno spaccato intimo della sua evoluzione umana e professionale: dal temperamento fumantino degli esordi fino alla maturità raggiunta oggi sulla panchina biancoceleste.
Il rapporto con Lotito: schiettezza, stima e la battuta sui telefoni
Il cuore della sua esperienza romana è indissolubilmente legato al rapporto instaurato con il presidente Claudio Lotito. Dopo aver rifiutato la panchina laziale in un paio di occasioni, Gattuso ha deciso di accettare la sfida, convinto di poter risollevare un gruppo dalle grandi potenzialità. Con la dirigenza ha costruito un legame basato sulla totale franchezza, allontanando l’etichetta di allenatore “litigioso”:
“Da quando faccio questo mestiere difficilmente ho litigato coi presidenti. Mi piace il dialogo, mi piace parlare con gente vera e che la parola venga mantenuta: non tollero le prese in giro. Con Lotito c’è questo rapporto, se le cose nel quotidiano non funzionano vanno dette in faccia. Lui è un uomo di intelligenza incredibile, un genio”.
Un rapporto così solido da lasciare spazio anche all’ironia. Ripensando a una sua celebre battuta in cui consigliava al patron di “parlare meno”, il tecnico ha scherzato sulle difficoltà di comunicazione con un presidente sempre iper-connesso: “È un casino però, perché ha 4-5 telefonini…”.
La Lazio di oggi: il divieto di pensare al Derby, Tavares e Frattesi
Sul fronte del campo, Gattuso impone pragmatismo assoluto. Nello spogliatoio vige il divieto categorico di parlare dell’imminente Derby contro la Roma: l’attenzione deve rimanere focalizzata sulla ripresa del campionato contro un Monza rapido e insidioso, un match che al tecnico evoca il doloroso ricordo della Champions sfumata ai tempi del Napoli.
A livello di singoli, l’allenatore ha tessuto le lodi di Davide Frattesi, elogiato per aver scelto una piazza esigente assumendosi grandi responsabilità, e ha svelato il suo approccio duro con Nuno Tavares: “Solo Nuno Mendes è al suo livello. All’inizio ci sono stati momenti di tensione. Io odio le persone che hanno talento ma non fanno nulla per migliorarsi, detesto chi lo butta sotto i piedi”.
L’elogio a Gasperini, l’epopea del 2006 e il Milan di Maldini
Nel ripercorrere la sua crescita come allenatore, Gattuso ha eletto Gian Piero Gasperini a suo punto di riferimento assoluto. Il tecnico dell’Atalanta gli fu vicino nei momenti bui al Milan e oggi rappresenta un modello inarrivabile: “Nessuno ne parla ma lui fa parte della stessa categoria di Sacchi, per il cambiamento che ha portato. Noi colleghi proviamo a ripeterlo, ma ci riusciamo difficilmente”.
L’intervento ha poi toccato le corde dell’emozione ripercorrendo i sacrifici del Mondiale 2006 – un trionfo nato tra le ceneri di Calciopoli e forgiato dalla coesione di un gruppo guidato magistralmente da Marcello Lippi – e gli anni d’oro del Milan. Un ambiente, quello rossonero, affrontato inizialmente con un forte senso di inadeguatezza, superato solo prendendo esempio dalla dedizione sovrumana di campioni come Paolo Maldini.
Infine, un pensiero alla sua sfera più intima: dalla battaglia quotidiana con la malattia autoimmune (che lo costringe da quindici anni all’assunzione di cortisone) al sostegno vitale della moglie, vera colonna portante della sua famiglia fin dal loro primo incontro a Glasgow nel lontano 1997.





