In un’intervista esclusiva ai microfoni del Meridiano Sport, il giornalista Silver Mele, rappresentante del giornalismo sportivo campano, ha analizzato i profondi cambiamenti dello sport moderno e sulle trasformazioni del calcio italiano.
Come sono cambiati gli sport professionistici
“Sono cambiati tutti gli sport professionistici, c’è una maniacalità e una ricerca maniacale della perfezione nella prestazione. Questo lo possiamo vedere nel tennis con questo duello ad altissima quota tra Sinner e Alcaraz e lo possiamo vedere nel ciclismo dove hanno letteralmente polverizzato tutti i record di un tempo.”
“Non poteva sfuggire a questa logica anche il calcio, che però si porta dietro anche gli effetti che sono dettati proprio dal business, la necessità di vendere e di vendersi, di promozionarsi e non a caso nel nostro paese è la terza o la quarta industria più fruttifera, quindi era inevitabile che ci fossero delle conseguenze e dei cambiamenti.”
“Dal punto di vista tecnico tattico si gioca a velocità molto più elevate e questo se da un lato favorisce proprio l’esplosività, la velocità delle giocate dall’altro penalizza secondo me l’attenzione che un tempo era riservata alla qualità, al talento, al genio dei campioni d’un tempo che sono molto diversi rispetto ai campioni di oggi.
Il campione di oggi è super performante, basti vedere ancora la fisicità di Cristiano Ronaldo che ha 40 anni, ma anche lo stesso De Bruyne, piuttosto che Modric che continuano a fare la differenza nel nostro calcio.”
Il giornalista sottolinea poi il divario crescente tra il calcio italiano e gli altri grandi campionati europei, in particolare quello inglese:
“Qui poi si potrebbe aprire un’altra parentesi, la differenza che c’è rispetto alla Premier League.”
Cos’è cambiato?
Secondo Mele, il calcio italiano di un tempo che era capofila a livello europeo, oggi è in seconda terza fascia tanto è vero che ospita quei campioni in declino che nel caso proprio di De Bruyne e Modric.
La gestione della pressione mediatica
Un altro tema centrale è quello della pressione mediatica, sempre più invasiva nell’era dei social:
“Media e pressioni esterne incidono tantissimo, basta vedere come è organizzata oggi la comunicazione, prima era impensabile. Nell’epoca dei social con i calciatori che sono sovraesposti, che sono super ricercati, che devono stare attenti a qualsiasi cosa facciano anche nella loro vita privata un tempo non era così.
Si era sia applauditi, ricercati osannati, ma non filmati fotografati con tutto il rischio del riverbero social che invece dell’attualità. Quindi anche da questo punto di vista è cambiato tutto.”
Inter quasi campione ma in che modo?
Analizzando invece l’attuale Serie A, Mele esprime una visione piuttosto critica:
“È una Serie A molto normale. Un campionato che l’Inter alla fine vince perché ha saputo capitalizzare al massimo la sua superiorità nelle fasi cruciali della stagione. Però dovessi dire che che l’Inter fa impazzire perché straforte non credo sia così, non a caso in questo rush finale delle competizioni delle coppe europee, da queste coppe manca l’Italia.
Siamo oggi un campionato marginale in ambito europeo.”
La passione che resta in un mondo sempre più dinamico
Infine, uno sguardo personale sulla sua carriera e sul mestiere di giornalista sportivo:
“Sono partito da zero e ho avuto la fortuna di arrivare a raccontare anche in trasferta sui più bei campi d’Europa, tra cui la Champions League ma anche la nazionale, tornei internazionali di tennis e il ciclismo.”
“Cosa mi ha formato di più? L’essere duttile, l’amore per lo sport è talmente forte che mi sono anche adattato al commento di discipline sportive che non conoscevo e che ho imparato a conoscere, non non mi sono precluso nessuna esperienza nel racconto giornalistico, mi è sempre piaciuto vivere le squadre e l’atleta dal punto di vista dell’uomo e degli uomini e questo secondo me alla fine mi ha formato di più.”
“La cosa più bella che ho avuto la fortuna di fare? Sono state talmente tante che poi alla fine sono diventate la normalità però il commento della prima partita ufficiale del Napoli di De Laurentiis, Cavese-Napoli 0-3, era il 2004.”
“Più delle etichette, io ho pensato a vivere i momenti, a godermeli fino in fondo. Racconterei lo sport allo stesso modo se lavorassi per qualsiasi redazione o TV. L’amore per lo sport e per il racconto dello sport è talmente forte che mi ha sempre portato oltre le etichette e oltre qualsiasi cosa.”
Un’analisi lucida e diretta quella di Silver Mele, che mette in evidenza come lo sport moderno sia sempre più influenzato da dinamiche economiche e mediatiche, senza però perdere completamente la sua dimensione più autentica: la passione.





