È un Sergio Conceicao senza filtri quello che si confessa sulle pagine de La Gazzetta dello Sport. Il tecnico portoghese torna a parlare della sua recente e turbolenta esperienza sulla panchina del Milan, dove era arrivato per raccogliere l’eredità di Paulo Fonseca. Un’avventura che non ha lasciato ricordi dolci, e oggi l’ex allenatore rossonero spiega il perché puntando il dito contro il clima trovato a Milanello.
“Ambiente difficile, impossibile lavorare”
Nessuna autocommiserazione, ma un’analisi spietata delle dinamiche interne. “Al Milan l’ambiente non era buono”, ha sentenziato Conceicao. Una frase che pesa come un macigno e che getta ombre sulla gestione del club nell’ultimo anno. Secondo il portoghese, le condizioni per replicare il lavoro dei suoi predecessori o per imporre la sua filosofia semplicemente non c’erano, rendendo la sua parentesi milanista una corsa a ostacoli fin dal primo giorno.
Il consiglio a Francisco: “Ha i piedi d’oro, ma gli serve la mia rabbia”
Chiuso il capitolo Milan, il tecnico si sofferma sul figlio Francisco, protagonista in Serie A (ma con la maglia della Juventus). Qui l’analisi si sposta dal veleno all’amore paterno, condito però da una richiesta esigente. “Francisco ha una qualità tecnica incredibile, superiore alla mia”, ammette Sergio, “ma a volte questo non basta”. Il difetto? La “garra”.
“A Francisco presterei la mia fame. Se avesse la mia cattiveria agonistica, quella voglia di mangiare l’erba unita ai suoi piedi, sarebbe un fuoriclasse assoluto”.
(Foto: acmilan.com)





