Avellino,contro il Venezia per dimostrare che il Lupo è ancora vivo

Non è una trasferta, è una scalata. L’Avellino di Ballardini sbarca in Laguna per affrontare il Venezia, una corazzata che tra le mura amiche non conosce la parola “pareggio” (11 vittorie su 13 gare). Per i lupi, però, il tempo delle giustificazioni è finito: la zona play-out scotta e i tre punti di distacco sono un margine troppo sottile per stare sereni.

Emergenza per Ballardini

Il tecnico ravennate deve fare i conti con un’infermeria che sembra un bollettino di guerra. Senza Palmiero (squalificato), Favilli e con Milani frenato dalla febbre, le scelte a centrocampo sono praticamente obbligate. Si punta tutto sul rientro di Sounas e sulla regia di Palumbo, chiamati a dare sostanza a un 3-5-2 che finora ha badato più a non prenderle che a colpire.

L’attacco cerca la scintilla

Davanti il peso del gol è tutto sulle spalle di Biasci, apparso appannato nelle ultime uscite. Al suo fianco è ballottaggio serrato tra la fantasia di Insigne e la voglia di Sgarbi. Servirà cinismo, perché al “Penzo” le occasioni saranno col contagocce.

Il fattore campo (e quello storico)

I precedenti in Laguna non sorridono ai colori biancoverdi (3 sconfitte su 4), ma i 700 tifosi irpini pronti a invadere il settore ospiti non saranno lì per una gita turistica. Arbitra il siciliano Mucera, un fischietto che evoca ricordi dolci-amari in questa stagione (una vittoria e una sconfitta per i lupi sotto la sua direzione).

In un martedì sera che profuma di ultima spiaggia, l’Avellino deve dimostrare che la “garra” promessa da Ballardini non è solo un concetto teorico. Al “Penzo” serviranno novanta minuti di trincea e coraggio per strappare punti a chi, finora, in casa ha dominato il campionato.