Il “fattore V”: se il Var e il fischietto diventano variabili impazzite contro il Napoli

Atalanta-Napoli: Vergara in azione contrastato da Kolasinac. L'arbitro Chiffi alle spalle

C’è un limite sottile che separa l’analisi tecnica dal senso di impotenza, e il Napoli, in questa stagione tormentata da infortuni e errori, sembra essere stato spinto forzatamente oltre quel confine. La sconfitta di Bergamo contro l’Atalanta non è figlia di un crollo strutturale o di una superiorità schiacciante dei nerazzurri, ma di una sequenza di decisioni arbitrali che definire “discutibili” è un esercizio di estremo ottimismo diplomatico.

Il calcio, quello giocato, ci aveva raccontato di un Napoli corto, come sempre in emergenza, ma tremendamente serio. Una squadra capace di imbrigliare la Dea, di esaltare la fisicità di Buongiorno e la freschezza di Alisson Santos, trovando in Gutierrez, poi, l’uomo della provvidenza. Ma è proprio lì, in quel preciso momento, che il racconto si spezza. Ogni analisi tattica sui cambi di Conte o sugli errori di Beukema e Mazzocchi sul primo gol e di Olivera sul secondo, finisce per scontrarsi contro il muro di un fischio: quello di Chiffi.

Il rigore prima concesso e poi revocato dal Var è già un mistero procedurale: dov’era il “chiaro ed evidente errore” se il contatto, per quanto lieve, esisteva? Ma il vero punto di rottura, lo scandalo, (perché di scandalo trattasi) che cambia il flusso della storia, è il raddoppio annullato a Gutierrez. Un gol regolare, pulito, che avrebbe fissato lo 0-2 e probabilmente chiuso i conti. In una partita dove il metro di giudizio era stato all’insegna del “lasciar correre”, quel fischio ha il sapore amaro della prevenzione.

A rendere il quadro ancora più grottesco arrivano le parole di Palladino. Il tecnico si avventura in una difesa d’ufficio del sistema che suona come una beffa: “Decide l’arbitro”, dice. Ma allora, Palladino, perché sul rigore ha deciso il monitor e sul gol di Gutierrez non si è voluto vedere nulla? La verità è che il Napoli sembra essere entrato in un loop di sviste che dura ormai da mesi, una “giostra” in cui il pallone viene costantemente violentato da interpretazioni cervellotiche.

Parlare di pallone oggi è difficile, molto difficile. Sarebbe giusto sottolineare la crescita di Vergara o il sacrificio di un Lobo da monumento, ma la realtà è che il Napoli gioca costantemente due partite in contemporanea: una contro gli avversari e una contro un sistema arbitrale che sembra aver perso la bussola della coerenza.

Arrivare in Champions in questo clima non sarebbe solo un obiettivo stagionale, ma un vero e proprio miracolo sportivo controcorrente. Il calendario ora offre una tregua, ma il big match del 4 aprile contro il Milan è già all’orizzonte. La speranza è che per allora, in campo, torni a decidere solo il talento dei giocatori e non l’umore di un fischietto.

(Foto: sscnapoli.it)