Esiste una forma di potere che non ha bisogno di urlare: gli basta ignorare l’interlocutore. Quando Giuseppe Marotta liquida Roberto Saviano con un gelido \”non so chi sia\”, non sta solo difendendo l\’Inter o Bastoni. Sta tracciando un confine netto tra il \”Palazzo\” e il resto del mondo. È la tecnica del negazionismo: se non ti riconosco, non esisti. E se non esisti, quello che dici è solo rumore. È il tentativo di cancellare chiunque osi parlare di \”campionati falsati\” o di una società in stato di sudditanza verso certi settori del tifo.
Mentre Marotta derubrica la simulazione di Bastoni a \”fatto ordinario\” e si rifugia dietro gli avvocati, ignorando un nodo centrale: il calcio non è una bolla isolata. Le parole di Saviano non toccano solo il campo, ma le carte giudiziarie che parlano di infiltrazioni e dinamiche opache che il \”sistema\” preferisce non vedere. Replicare col silenzio o con la minaccia legale è il metodo classico di chi abita il Palazzo: se la critica è troppo pesante, si colpisce l\’uomo per non rispondere sui fatti.
La strategia è chiara a tutti: far passare una critica pesante per \”fango gratuito\” e far finta che le indagini dei giudici siano solo scocciature da chiudere in un cassetto. Marotta tira fuori la storia del \”patrimonio della Nazionale\” per parare il colpo a Bastoni, ma non dice una parola su quelle ombre che, come dice Saviano, rischiano di macchiare ogni vittoria dell\’Inter.
In questo scontro tra il \”Re\” del mercato e lo scrittore che denuncia, viene fuori la faccia di un’Italia che viaggia a due velocità. Da una parte c’è chi comanda e decide cosa è normale, dall’altra c’è chi ricorda che i milioni e gli scudetti non cancellano la puzza di un sistema che non è trasparente. Oggi, tra silenzi dei capi e quel \”non so chi sia\” detto con arroganza, la verità sembra sempre più un miraggio.
Anche perché questa abitudine di proteggere i \”furbetti\” da noi non è una novità. A proposito di simulazioni \”ordinarie\”, prima di parlare di gogne mediatiche, Marotta farebbe bene a rinfrescarsi la memoria. In tanti quella recita di Cuadrado in Juve-Inter del 2021 non l\’hanno dimenticata: un tuffo che, conti alla mano, scippò la Champions al Napoli e quasi cento milioni di euro di incassi. Una roba così \”ordinaria\” che Marotta, due anni dopo, ha pensato bene di portarselo pure all\’Inter.
Ecco come funziona il sistema: loro compensano, loro limano i dettagli e le altre pagano il conto. Il problema non è Saviano, o chiunque altro, che parla; il problema è un calcio che troppe volte ha perso la faccia e che si offende pure se qualcuno glielo ricorda.




