Il metronomo azzurro si racconta senza filtri. Stanislav Lobotka ha concesso una lunga intervista al prestigioso portale The Athletic, toccando temi che vanno dalla sua evoluzione tattica all’amore incondizionato per Napoli, passando per i suoi modelli d’ispirazione.
Napoli, seconda casa e quella festa incredibile
Le parole più dolci sono riservate alla città e ai tifosi. Lobotka si sente ormai parte integrante del tessuto sociale partenopeo:
“Per me Napoli è come una seconda casa, mi sento napoletano perché vivo qui da tanti anni. Il cibo è fantastico, così come la città, la gente e la mentalità. Sono davvero felice qui”.
Impossibile non tornare sul trionfo dello Scudetto, un ricordo indelebile:
“È come se qualcuno avesse salvato il mondo. Ho visto come la gente festeggiava ogni giorno. Tutto era chiuso perché avevamo vinto. Ovunque andassi mi sentivo come il presidente del Paese”.
I maestri “piccoli” e il Barcellona
Lobotka ha parlato anche della sua fisicità, spesso considerata un limite nel calcio moderno, ma mai un problema per la sua carriera: “Sono stato fortunato. Ho avuto bravi allenatori, nessuno mi ha mai detto: ‘Non giochi, sei troppo piccolo’. In Slovacchia è difficile, non siamo come la Spagna”. I suoi idoli? I giganti del centrocampo (non per statura, ma per talento):
“Xavi, Iniesta, Busquets, Modric e Verratti. Sono i giocatori che mi piacevano perché sono come me. Sono piccoli, ma molto bravi sotto pressione e nell’uno contro uno”. L’ispirazione nasce da lontano, dal Barcellona di Rijkaard: “Mi piaceva molto guardare quella squadra con Ronaldinho, Eto’o e Deco. Si divertivano a giocare”.
La filosofia: “Mai paura”
Infine, il mantra che lo guida in ogni partita: “Non ho mai paura di giocare a calcio. Cerco sempre di non perdere palla, di trovare una soluzione e la via migliore per avanzare. Sempre”.
(Foto: sscnapoli.it)





