Trapani Basket firma una delle vittorie più clamorose e simboliche degli ultimi anni di Serie A. Al PalaShark, Udine viene travolta 91-73 da una squadra che ha dovuto affrontare la partita in condizioni mai viste: senza allenatore, senza vice, senza staff in panchina. Eppure, il risultato finale racconta una storia di carattere, organizzazione e orgoglio.
Una panchina vuota, una squadra unita
L’immagine che resterà impressa è quella del time-out: John Petrucelli, capitano, piegato in avanti a parlare ai compagni. Non un gesto simbolico, ma una necessità regolamentare. Dopo le dimissioni di Jasmin Repesa e la deroga concessa al vice Alex Latini solo per una gara, Trapani si è ritrovata senza nessun tecnico autorizzato a referto.
Da regolamento, in assenza dell’allenatore, l’unica figura abilitata è il capitano. Ed è così che Petrucelli è diventato ufficialmente allenatore-giocatore, come accade nelle categorie minori. In panchina, senza canotta, solo il fisioterapista e il team manager. Lo staff tecnico, interamente, relegato in tribuna.
Vittoria in emergenza totale
Come se non bastasse, Trapani ha dovuto fare i conti anche con un organico ridotto all’osso. Alibegovic e Allen hanno già lasciato la squadra, Rossato era debilitato dall’influenza. Di fatto, una rotazione ridotta a otto uomini, contro una Udine attrezzata e ambiziosa. Il risultato? Una partita dominata, condotta con lucidità e intensità, chiusa con un netto +18 che non lascia spazio a interpretazioni.
Tre vittorie che sfidano la logica
Quella contro Udine non è un episodio isolato. Negli ultimi sette giorni, Trapani ha messo insieme tre successi incredibili: vittoria esterna a Treviso, colpo in Champions League a Tenerife, dove gli spagnoli non perdevano in casa da quattro anni, e infine il successo interno contro Udine.
Tutto questo in un contesto segnato da incertezze societarie, voci di mercato insistenti e un clima definire complicato sarebbe riduttivo.
Un’immagine destinata a restare
Questa vittoria va oltre il risultato sportivo. È il simbolo di una squadra che, isolata da tutto il resto, ha deciso di affidarsi solo a sé stessa. Autogestione, responsabilità, spirito di gruppo: parole spesso abusate, ma che a Trapani hanno trovato una rappresentazione concreta.

Forse questa foto passerà alla storia come una delle più assurde e al tempo stesso emblematiche della Serie A recente. Ma se si separa ciò che accade fuori dal campo da quello che sta succedendo sul parquet, una certezza emerge con forza: questi giocatori stanno compiendo qualcosa di straordinario. Da soli.





