Ospite tra i più attesi di giornata al Festival dello Sport, l’amministratore delegato e direttore generale della Juventus, Giovanni Carnevali, ha tracciato un bilancio a trecentosessanta gradi del suo percorso in bianconero. Il dirigente ha delineato una strategia chiara per il futuro del club, basata su un mix di sostenibilità, valorizzazione del talento italiano e forte ambizione.
L’obiettivo principale resta quello di costruire una rosa competitiva attraverso l’inserimento di giocatori di spessore: “La mia idea è quella di portare giocatori italiani. Non è facile, il mercato internazionale è ampio. La Juve ha bisogno di giocatori forti e la voglia è quella di inserirli, anche giovani”. Una politica che passa inevitabilmente per la valorizzazione del vivaio e della Next Gen, con l’imperativo di evitare l’acquisto di “stranieri di basso livello”. Nonostante il recente sesto posto e la partecipazione all’Europa League, l’asticella delle ambizioni resta massima: “Da essere competitivi a vincere cambia, se fosse per me vincerei già domani. Dobbiamo avere quello spirito di vittoria e ottenere qualcosa di straordinario, anche attraverso i sacrifici”.
Il mercato e i bilanci: da Alajbegovic al Settlement Agreement
Il “metodo Carnevali” si basa su una stretta e fiduciosa collaborazione con l’area sportiva, composta da Frederic Massara e Cristiano Ottolini. Una sinergia fondamentale per muoversi in un mercato inflazionato e limitato dai rigidi paletti finanziari della UEFA.
Riguardo alla recente sessione di trattative e al colpo Alajbegovic, il dirigente ha fatto chiarezza sulle difficoltà operative: “Non è stato un mercato facile, ma non per mancanza di denaro. La famiglia Elkann ha fatto un grande sforso. Il nostro problema è il settlement agreement. […] Con Alaj abbiamo pensato ‘Speriamo di non aver sbagliato’: è giovane e di prospettiva, e noi dobbiamo puntare su questi. Abbiamo bisogno di giocatori che un domani saranno rivendibili a 70/80 milioni”. Le logiche economiche detteranno anche le mosse future: per comprare, soprattutto a gennaio o nella prossima estate, bisognerà prima cedere, mantenendo il mirino sull’ingresso in Champions League, competizione vitale per le casse del club in una Serie A in cui la concorrenza è feroce (citando persino il Como tra le nuove realtà di vertice).
Scudo su Spalletti e smentite su Conte e Del Piero
Il dirigente bianconero ha poi voluto blindare la posizione di Luciano Spalletti, difendendo a spada tratta il tecnico dopo le fisiologiche difficoltà iniziali, come il passo falso contro il Sassuolo: “Non ha bisogno di essere difeso da me. […] So che allenatore straordinario è, capace e che insegna. Se veniste a vedere i suoi allenamenti rimarreste a bocca aperta”.
Nessuno spazio, dunque, per i rumors su possibili ribaltoni in panchina, con Carnevali che allontana l’ombra di Antonio Conte (“È un amico, so che è un allenatore top, ma non è un nostro pensiero e non lo è mai stato”) sottolineando l’esigenza di dare continuità a un progetto tecnico appena nato. Smentite categoriche anche per le voci che vorrebbero Alessandro Del Piero prossimo a ricoprire il ruolo di Presidente: “Esce un nome e tutti ci vanno dietro. Io so quello che devo fare, e nessuno mi ha detto nulla: non c’è niente di vero”.
Infine, una chiosa sull’emergenza infortuni che sta falcidiando la rosa: un momento definito “sfortunato”, ma che non deve in alcun modo rappresentare un alibi per la squadra, chiamata a stringere i denti e a trovare risorse preziose proprio nei giovani.





